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25 Aprile 2008

8.04: Airone Ardito

Scritto da: Aleks. Archiviato in Informatica | 1 commento | Invia questo articolo ad un amico Versione stampabile

Qualsiasi tecnologia sufficientemente avanzata

è indistinguibile dalla magia

(Arthur C. Clarke)

Ubuntu 8.04

Riporto l’articolo di Simone Brunozzi apparso ieri sull’inserto tecnologico de ‘Il Sole 24 Ore’. Un’ottima presentazione per un’ottimo sistema operativo.

Ubuntu 8.04, un Linux davvero per tutti

di Simone Brunozzi
24 Aprile 2008
Tux, la mascotte di LinuxDa anni sentiamo parlare di Linux, un sistema operativo Open Source impiegato con successo nei Data Center di tutto il mondo, ma rimasto sinora appannaggio di una ristretta élite di “smanettoni”: gli utenti comuni hanno continuato a preferire Microsoft Windows o Apple Mac OS X, ritenuti più semplici da usare, più ricchi di software e meglio supportati in assistenza. Il futuro potrebbe cambiare: Ubuntu 8.04 (la versione indica anno e mese di rilascio - aprile ‘08) è disponibile da oggi per il download gratuito dal sito ufficiale: www.ubuntu.com.Ubuntu è una distribuzione (una “versione” di Linux con caratteristiche peculiari) basata sulla solida Linux Debian, apprezzata dai puristi per la sua sicurezza e stabilità; è divenuta la più diffusa al mondo, superando nomi “storici” come Red Hat, SuSE e Mandriva.
Ubuntu sta convincendo molti utenti “Desktop” a passare a Linux. Le ragioni? Prezzo azzerato, installazione semplificata, aggiornamenti regolari ogni sei mesi, codice open source, sistema stabile e sicuro.
Questo strano nome, Ubuntu, è una parola zulu che significa “umanità verso gli altri”, che guida le scelte tecniche e le innovazioni, cercando di renderlo il più possibile un “Linux per esseri umani”, una caratteristica di cui si sentiva molto la mancanza. Il logo, non a caso, rappresenta tre persone stilizzate che si abbracciano in cerchio.
La nuova Ubuntu 8.04, “Hardy Heron” (airone ardito), introduce grandi novità: un nuovo ambiente di lavoro pulito e performante (Gnome 2.22 e X.org 7.3), il browser Firefox in versione 3.0, un nuovo kernel, una migliorata gestione dell’audio, nuovi software per masterizzare, il supporto alla virtualizzazione (molto richiesto in ambiente Enterprise) e una migliorata “convivenza” in reti di computer Windows.
Fiore all’occhiello è Wubi, il quale, lanciato in ambiente Windows inserendo il cd di Ubuntu, aiuta a scegliere il tipo di installazione desiderata, utile per gli utenti diffidenti.
Questa nuova Ubuntu è il risultato di un costante miglioramento, divenuta ormai una validissima alternativa a sistemi più blasonati.
Alcune funzioni sono persino più semplici e dirette, garantendo aumenti di produttività e minori sprechi di tempo. Ubuntu 8.04 è una Long Term Support (LTS), una versione che verrà ufficialmente supportata da Canonical per tre anni nella versione Desktop, e per cinque anni nella versione Server. Esiste inoltre la variante “K” di Ubuntu, chiamata Kubuntu, caratterizzata da una differente interfaccia grafica, Kde 4.0, che si avvicina molto al “look-and-feel” dell’affascinante Mac OS X, con in più alcune innovazioni di rilievo.
Mark Shuttleworth, il fondatore di Canonical Ltd. e quindi di Ubuntu, ha fatto fortuna, negli anni del boom di internet, vendendo Thawte (certificati crittografici) nel 1999 per mezzo miliardo di dollari.
Nel 2002 è stato il secondo turista spaziale pagante e il primo africano di sempre, soggiornando per dieci giorni nella Stazione Spaziale Internazionale dopo oltre un anno di addestramento e corsi di lingua russa.
Tornato sul pianeta Terra, ha finanziato imprese supportando l’istruzione nel continente africano, tramite la sua Shuttleworth Foundation.
Oggi, a 34 anni, il giovane sudafricano è convinto che Ubuntu conquisterà il mercato, diffondendo libertà e indipendenza nel mondo del software. La grande community di migliaia di persone che si è stretta attorno a questo affascinante visionario si impegna ogni giorno per contribuire volontariamente al successo di Ubuntu, apportando migliorie tecniche, documentando e traducendo software, o installando Ubuntu nel pc degli amici.
È questo, infatti, il grande ostacolo che Shuttleworth dovrà affrontare: portare i pc con Ubuntu preinstallato negli scaffali dei negozi di tutto il mondo.
In attesa che i grandi distributori lo distribuiscano in Italia (alcuni vendor già lo fanno), è possibile scaricare il cd dal sito ufficiale, masterizzarlo e installare Ubuntu in trenta minuti. Per i meno convinti, è possibile “provare” Ubuntu avviando il cd (Live Cd), senza intaccare il contenuto del proprio hard disk.
Usare Ubuntu significa rieducare le proprie abitudini informatiche, ma il “salto” è tutt’altro che doloroso, e in pochissimo tempo si padroneggia l’intero sistema. Il software installato si gestisce con Synaptic in pochi click.
Moltissime aziende e pubbliche amministrazioni si sono accorte di questi vantaggi, e stanno migrando i propri sistemi verso Ubuntu per i costi di licenza ridotti a zero, una gestione tecnica spesso meno onerosa, e per non legarsi a un unico fornitore di software. Giganti informatici del calibro di Ibm e Sun investono ingenti cifre di denaro in Ubuntu, puntando sui servizi associati.
Con questa enorme facilità d’uso, un costo pari a zero e una diffusione sempre crescente di servizi e assistenza, Microsoft si ritrova un concorrente significativo, da tenere d’occhio.
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8 Aprile 2008

Politica e Informatica - un intervento (2)

Scritto da: alestu. Archiviato in Informatica, Politica | Ancora nessun commento | Invia questo articolo ad un amico Versione stampabile

È bello vederli parlare di cose che non conoscono, rispondendo in modo qualunquista, per evitare di mostrare al popolo la loro ignoranza, che sarebbe comunque passabile se non fosse anche indice del loro parziale o totale disinteresse per l’argomento.

È simpatico vederli disquisire di gratuità del software, piuttosto che di vantaggio economico, o altre stronzate simili, legate esclusivamente a quelle quattro frescacce che ormai chiunque sa ripetere a pappagallo, salvo poi parlare con gente competente e scoprire che, per l’appunto, in quanto frescacce, non stanno ne in cielo né in
terra.

L’Open Source nelle PA, può servire a risparmiare 4 molliche di pane, forse, perché comunque per come è gestita “la cosa pubblica” in Italia, cambierà chi ci mangia, ma qualcuno ci mangerà comunque, facendo lievitare la spesa anche con l’Open Source, spostando i costi dalla vendita del software, a quella per l’assistenza.

L’Open Source nelle PA, deve essere invece adottato come strumento di sviluppo, per fare in modo che tutte le PA italiane, e magari collaborando anche con quelle europee, condividano lo stesso codice e le stesse conoscenze, diventando oltretutto anche garanzia di trasparenza per il cittadino. Questo comporterebbe che il software per le PA, verrebbe sviluppato dalle PA stesse, potendo contare su un gruppo di sviluppatori virtualmente illimitato (perché oltre al personale specializzato delle PA, potrebbe contare anche sulle comunità Open Source che si potrebbero sviluppare attorno ai progetti). Inoltre questo software potrebbe essere customizzato per altri scopi, dietro compenso, o potrebbe persino essere venduto (Open Source, NON SIGNIFICA GRATIS!!!), o potrebbe essere venduta l’assistenza ai soggetti terzi che ne fossero interessati (un software di contabilità può essere usato anche al di fuori di una PA).

Infine nell’era del web 2.0, la PA potrebbe sviluppare software di gestione via web, e vendere servizi.
 
Tutto questo cosa comporta?
Comporta uno sforzo di volontà, sia da parte dei politici, sia da parte del personale delle PA.

Si viene da ridere anche a me. Un riso amaro, comunque.

Andrebbero rivalorizzate, la dove possibile, le competenze dei dipendenti delle PA, aggiornando il personale, e dando la possibilità, a chi ne avrebbe le competenze (magari certificate), di sviluppare software.

Tutto ciò, strutturato e organizzato a dovere, nel medio termine (grosso modo il tempo di una legislat… ehm… 5 anni) porterebbe, non solo a non dover pagare uno sproposito un gestionale scritto da cani in VisualBasic o in Java, che necessita, solitamente di almeno un altro anno di debug (pagato), ma quindi a risparmiare questi soldi, e magari ad avere anche delle entrate, oltre che del personale informaticamente competente e preparato.

Però si sa, nella gestione della cosa pubblica, i soldi devono girare, perché altrimenti non si riescono a restituire i favori ricevuti in campagna elettorale, e quindi il “risparmio” è una brutta cosa.

Se poi ci mettiamo che di tutto ciò, dubito fortemente ci sia anche un solo politico in Italia che ne abbia coscienza, il quadro è abbastanza completo.

Ed ecco spiegate le risposte sull’Open Source ricevute da Punto Informatico, dove l’Open Source è diventato sostituire Office con OpenOffice per risparmiare 4 licenze (che non sarebbe poi tanto male, se venisse fatto davvero).

Ah, e infine la risposta (non ricordo di chi e non ho voglia di andare a vedere chi fosse) che giustifica l’uso di software proprietario perché quelle software house si stanno aprendo all’Open Source, è davvero patetica (e quasi oscena nella sua sfacciataggine).

Ho tralasciato tutti gli aspetti che deriverebbero da una riqualificazione del personale, o da una PA più tecnica e
professionale, che produce e rivende prodotti e servizi tecnologici all’avanguardia, che lavora fianco a fianco dei privati, che spinge l’economia interna dall’interno, e magari esporta anche, oltre che importare soltanto, e genera anche know-how, magari collaborando anche con le Università, facendo quella ricerca e promuovendo quello sviluppo, almeno nel settore informatico, a cui lo Stato normalmente invece dedica le molliche che cadono (per sbaglio) dal tavolo.

Ok ok, adesso smetto di sognare e torno in Italia. :(

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8 Aprile 2008

Politica e Informatica - un intervento (1)

Scritto da: Aleks. Archiviato in Informatica, Politica | Ancora nessun commento | Invia questo articolo ad un amico Versione stampabile

Su Punto-Informatico ieri è apparso il primo di una serie di articoli sul rapporto tra i candidati alle prossime elezioni e l’informatica. Gli argomenti trattati in questa occasione erano il famigerato decreto Urbani e il software open source nella Pubblica Amministrazione.
Nel corso della discussione che ne è seguita, naturalmente condita da babbei elettorali e disinformati senza vergogna, è emerso un intervento intelligente, con le caratteristiche di uno scritto autonomo.

Ad una mia timida proposta, l’autore ha immediatamente risposto acconsentendo alla pubblicazione su questo sito. Concessione confermatami in privato via e-mail.

Così potete leggere tale intervento nel prossimo post.

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