Onorevole? Ma mi faccia il piacere!
Girovagando nella rete mi è avvenuto di trovare uno spiacevole “Avviso ai diffamatori” sul sito del l’attuale presidente della Regione Sicilia. Il documento è pubblicato all’indirizzo: http://www.totocuffaro.it/avviso.htm.
La lettura del suddetto piccolo testo è alquanto irritante. E’ una minaccia a chiunque osi mettere in discussione la moralità del personaggio in questione. Moralità che, data la sua storia personale, non può certamente dirsi limpida.
Tempo fa Salvatore “Totò” Cuffaro, soprannominato (chissà poi perché) VasaVasa, si è espresso in modo chiaro: “La mafia fa schifo” e “I mafiosi mi fanno schifo”.
Strano soltanto che a dirlo sia stato proprio lui, amico di bei nomi come Guttadauro, Miceli ecc.
Bisogna credere alla sua buona fede? Perché allora ha attaccato in passato e continua ad attaccare proprio quelle persone che della lotta alla mafia sono stati e sono esponenti di primo piano? Non è un metodo mafioso quello di colpire coloro che lottano contro la mafia?
Come blogger e come cittadino italiano onesto non posso tacere la mia indignazione per tale modo di fare. Per questo ho deciso, in deroga alla regola autoimpostami di non parlare in questa sede di politica, di raccontare chi sia il dottor Salvatore Cuffaro attraverso notizie di dominio pubblico e facilmente reperibili in rete. In calce segnalerò le mie fonti. Sarò diffamatorio? Che dimostri, questo signore, che mi sono inventato tutto.
Alla fine del suddetto avviso si apprende che (cito integralmente):
Sky Italia non trasmette “La Mafia è bianca”
A seguito della diffida con atto extragiudiziale notificata a SKY ITALIA dall’avv. Salvatore Ferrara, legale dell’on.Cuffaro, non sarà trasmesso il video “La Mafia è bianca” realizzato da RCS, calunnioso e denigratorio nei riguardi del Presidente Cuffaro.
Chi è
Allora, cominciamo col dire che Salvatore Cuffaro, detto Totò, è nato a Raffadali (Ag) il 21 febbraio 1958. E’ sposato e padre di due figli, ha studiato presso il Collegio Salesiano “Don Bosco” di Palermo e si è laureato in Medicina e Chirurgia e specializzato in Radiologia.
La carriera politica si sviluppa prima nel Movimento Giovanile della Democrazia Cristiana, di cui è stato delegato regionale, e poi nella DC siciliana, di cui è dirigente organizzativo. Ha fatto parte del consiglio comunale di Raffadali e successivamente di quello di Palermo. Nella XI legislatura è stato eletto nelle liste del CDU, nel collegio palermitano, come deputato all’Assemblea Regionale Siciliana presso la quale ha svolto l’incarico di vice Presidente della Commissione Regionale Antimafia.
E’ stato rieletto nella XII legislatura, sempre nel collegio di Palermo, nel corso della quale ha rivestito la carica di Assessore Regionale per l’Agricoltura e le Foreste.
Già presidente della Regione Siciliana nella XIII legislatura (2001-2006), è stato rieletto Presidente della Regione nella XIV legislatura, a seguito delle consultazioni elettorali del 28 maggio 2006.
Mafioso?
Durante la sua prima presidenza alla Regione Sicilia, Cuffaro è stato indagato per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta sui rapporti tra il clan di Brancaccio e ambienti della politica locale. L’indagine ha portato all’arresto di quattro persone: l’ex assessore comunale di Palermo, Domenico Miceli, i medici Salvatore Aragona e Vincenzo Greco, e Francesco Buscemi, imprenditore, già segretario dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino (questo nome non mi è nuovo…).
La procura, secondo quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare, sostiene che il medico Salvatore Aragona, avrebbe avuto “diretti e ripetuti contatti con l’onorevole Cuffaro”, per sostenere la candidatura di Domenico Miceli nella lista del Cdu per le elezioni regionali del 2001.
Per i magistrati, che riportano nel provvedimento le intercettazioni ambientali effettuate nella casa di Giuseppe Guttadauro “il nome di Miceli sarebbe stato indicato dal boss di Brancaccio”.
L’ex assessore comunale, sostengono gli inquirenti, avrebbe fatto da “intermediario” tra Guttadauro e Cuffaro “al fine del soddisfacimento d’interessi e richieste diversi, compresi quelli volti a influenzare lo svolgimento di concorsi pubblici per l’assegnazione di incarichi nell’ambito della sanità pubblica”.
Nelle intercettazioni ambientali effettuate nell’abitazione di Guttadauro il nome di Cuffaro viene ripetuto più volte come la persona cui rivolgersi per ottenere finanziamenti, favori nel mondo della Sanità, e per inserire nelle liste elettorali alcuni candidati decisi dalla mafia.
«Sono stato democraticamente eletto dal popolo siciliano e in questo momento credo che qualcuno lo stia ingannando», ha detto il presidente della Regione, «se fossi io - ha aggiunto - ad avere tradito la fiducia dei siciliani meriterei di finire in carcere per il resto dei miei giorni. Ma se l’inganno, come io credo e come sono convinto, viene da qualcun altro io pretendo che sia questo a risponderne davanti ai siciliani».
E l’ ex assessore comunale Domenico Miceli, non ha escluso che il boss Giuseppe Guttadauro parlasse con lui di affari e politica perché sapeva che le sue parole sarebbero state riferite al presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, indagato nella stessa inchiesta per concorso in associazione mafiosa.
Nel settembre del 2005, Cuffaro per questi fatti è stato rinviato a giudizio per favoreggiamento aggravato alla Mafia.
Secondo il GUP è accertato che abbia fornito all’imprenditore Michele Aiello informazioni fondamentali per sviare le indagini.
Nell’incontro ci fu anche una discussione riguardante l’approvazione del tariffario regionale da applicarsi alle società di diagnosi medica posseduta all’imprenditore.
Aiello ha ammesso entrambi i fatti, Cuffaro afferma soltanto che si sia discusso delle tariffe. “Parlammo - ha raccontato Cuffaro - del tariffario regionale della sanità.
C’erano problemi e si rischiava di non potere più assicurare le prestazioni specialistiche garantite dalle strutture di Aiello”.
Cose se fosse cosa buona, giusta e naturale accordarsi con un imprenditore da parte del presidente della regione per dei tariffari pubblici.
Al vaglio del processo rientrano altri supposti rapporti con la Mafia.
Nell’aprile del 2006, nel corso delle perquisizioni successive all’arresto di Bernardo Provenzano sono stati rinvenuti in un edificio adiacente al covo, in un barattolo, dei volantini elettorali di Cuffaro per le elezioni politiche del 2006 al Senato come candidato dell’UDC, insieme ad altri di Nicolò Nicolosi, sindaco di Corleone, candidato per il Patto per la Sicilia. Di questo particolare i giornali e le televisioni hanno dato ampiamente notizia.
il 25 maggio 2006, il sito de L’Espresso Local pubblica un articolo che riporta le parole del soggetto in questione. Parole illuminanti sul suo concetto di moralità. Cito l’inizio dell’articolo:
“A tre giorni dalla fine della campagna elettorale il governatore Cuffaro dedica una raffica di promesse ai giovani siciliani: dal sostegno per le giovani coppie all’assistenza allo studio all’estero.
Ma la promessa più importante Cuffaro la fa a tutti i siciliani: «Se sarò condannato in primo grado per favoreggiamento alla mafia - dice il governatore uscente - mi dimetterò. L´ho già detto e lo confermo ancora una volta». Cuffaro esclude le dimissioni in caso di condanna per favoreggiamento semplice.”
Mi astengo dal commentare l’ultima frase, sintomo di una mentalità politica indistinguibile da quella che prospera, come sempre, a braccetto con la criminalità organizzata.
Nel dicembre 2006, Domenico Miceli é stato condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa.
Il processo a Salvatore Cuffaro è tuttora in corso, nel frattempo egli continua ad esercitare la carica di presidente della Regione Sicilia.
Alla fine, però, spiegare che i fatti contestati non sono veri e darne le dovute prove alla gente è dovere imprescindibile di un amministratore pubblico. E questo al di là dei tribunali e delle sentenze. Di fronte ad accuse di tale portata è questione di decenza rinunciare alle proprie cariche, almeno temporaneamente. Se non si ha nulla da temere, ovviamente.
Curiosità
Nel 1991 Cuffaro, all’epoca consigliere comunale, intervenne ad una puntata speciale della trasmissione televisiva Samarcanda condotta da Michele Santoro in collegamento con il Maurizio Costanzo Show e dedicata alla commemorazione di Libero Grassi, un imprenditore che ha pagato con la vita per la denuncia delle collusioni tra mafia e politica.
Tra gli ospiti del Maurizio Costanzo Show, Giovanni Falcone e Rita Dalla Chiesa, figlia del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
In quella occasione, Cuffaro era presente tra il pubblico e si scagliò con veemenza contro conduttori ed intervistati, sostenendo come le iniziative portate avanti fossero degne dell’attività mafiosa tanto criticata e comunque lesive della dignità della Sicilia (il video dell’intervento e disponibile gratuitamente su GoogleVideo).
Santoro: “ ..e adesso farò delle interviste per far parlare le persone che stanno protestando per parlare (Salvatore Cuffaro vociava sguaiatamente), per sapere chi sono e che cosa vogliono.”
Cuffaro, a forza di sbraitare ha ottenuto il microfono.
Santoro: “Allora, dica quello che c’ha da dire insomma[..]”
Cuffaro: “ Se mi da’ il microfono parlo liberamente. Voglio dire soltanto che qui, questa sera, siccome ho sentito pazientemente e ho ascoltato per tre ore tutte le Buffonate che avete costruito, chiedo due minuti in silenzio. Credo di avere il diritto di farlo. C’e’ in atto una Volgare aggressione alla classe dirigente migliore che abbia la Democrazia Cristiana in Sicilia. Questa volgare aggressione l’avete costruita Sapientemente perché avete bisogno di delegittimare le persone migliori che abbiamo, perché questa Sicilia vada sempre più in fondo. Perché quello di stasera è giornalismo mafioso. Il giornalismo mafioso che è stato fatto fa’ piu’ male alla Sicilia, che dieci anni di delitti. Questo è quello che avete fatto stasera e non ve ne rendete conto. se siete servi di qualcuno, se servite a qualcosa, addebitate alle vostre coscienze (Falcone sorride). Le vostre coscienze devono rispondere del danno che avete fatto alla Sicilia.”
Il brano è tratto dal libro “La Mafia è Bianca”.
La Mafia è Bianca
Libro e DVD (180′) sono reperibili anche online: http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?isbn=8817009296 al costo di venti euro. Il video doveva andare in onda su Sky, ma l’integerrimo Cuffaro ha ritenuto indispensabile impedirlo con ogni mezzo. Al link indicato si possono leggere i commenti di chi ha acquistato il cofanetto.
L’inchiesta ‘La mafia è bianca’, di Michele Santoro, Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini, analizza principalmente la gestione della sanità in Sicilia. Vengono narrati soprattutto i rapporti tra mafia, manager e imprenditori sanitari, e politica. Di particolare interesse i rapporti ‘ciechi’ messi in evidenza: il mafioso comunica ad un intermediario i passi necessari da compiere, che vengono poi trasmessi ai politici, il tutto in modo sufficientemente vago da presentare scarsi appigli agli inquirenti. Difficile che effettivamente un politico si esponga in un modo che non lascia dubbi sulla mafiosità del gesto. Quello che è necessario alla cosca, viene comunque eseguito, e i voti vengono comunque espressi per chi di dovere, ma senza accordi espliciti facilmente impugnabili (http://it.wikipedia.org/wiki/La_mafia_%C3%A8_bianca).
Ma cito la puntuale presentazione pubblicata sul sito Girodivite (http://www.girodivite.it/article.php3?id_article=3204):
“Un dvd, un libro, una ricostruzione minuziosa, coraggiosa e dinamica, come non si vedeva da tempo, delle inchieste che la procura di Palermo sta conducendo sui rapporti tra mafia e politica. Tutto inizia il 15 gennaio 1993. Quando Giancarlo Caselli arriva alla procura che fu di Falcone e Borsellino e Totò Riina viene arrestato. Dalle tasche dei pantaloni del super-boss saltano fuori alcuni pizzini (messaggi manoscritti, vere e proprie cellule del ’ministero delle poste e telecomunicazioni’ di Cosa Nostra):
“Altofonte vicino cava Buttitti strada interpoderale, Aiello”, si legge. Qui, la pista da Bagheria tira dritto fino a Palazzo D’Orleans (sede della regione siciliana). E il racconto si dipana lungo il filo dei rapporti ’ambigui’ tra cosa nostra e i colletti bianchi siciliani: politici, giornalisti, imprenditori, medici…Le immagini scorrono sul telo, i nodi si infittiscono e i protagonisti balzano in scena. Ed ecco apparire Totò Cuffaro (medico, vicesegretario dell’Udc, dal 2001 presidente della regione siciliana, sotto processo per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra), l’amico Michele Aiello (ingegnere, proprietario di Villa Santa Teresa e altre cliniche mediche a Bagheria, accusato di associazione mafiosa, presunto prestanome di Bernardo Provenzano), il super-boss Giuseppe Guttadauro (medico, capo del mandamento palermitano di Brancaccio, condannato per associazione mafiosa);
Mimmo Miceli (medico, sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa); Salvatore Aragona (medico, già condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa, oggi rinviato a giudizio per lo stesso reato), Antonio Borzachelli (Deputato regionale dell’Udc. Ex maresciallo dei carabinieri, imputato per concussione); Giorgio Riolo (maresciallo dei Ros, accusato di concorso esterno); Guiseppe Ciuro (maresciallo della guardia di finanza, sotto processo per concorso esterno), Nino Giuffrè (ex braccio destro di Provenzano, collaboratore di giustizia); Angelo Siino (ex ’ministro dei lavori pubblici’ di Cosa Nostra, collaboratore di giustizia); Nino Dina (capogruppo dell’Udc all’Assemblea regionale siciliana), Salvatore Cintola (assessore al bilancio del governo regionale); Saverio Romano (sottosegretario al Lavoro dell’Udc nel governo Berlusconi);
Bernardo Provenzano (Capo di Cosa Nostra. Latitante da 43 anni).Ci sono tutti. Tutti sotto la lente della telecamera, gli atti della procura di Palermo e il microfono irriverente, sempre in contropiede, di Bianchi e Nerazzini. C’è la mafia che non c’è, che non si vede. Che non gira con la lupara, ma in camicia bianca e auto blu, abita gli uffici, s’infiltra nei palazzi, pilota appalti, gestisce risorse e promette stragi. Ci sono le super cliniche di lusso, cattedrali nel deserto, costruite ah hoc per le latitanze dorate (Villa Santa Teresa di Michele Aiello), e gli ospedali pubblici che arrancano a corto di personale e strutture di primo soccorso. C’è la mafia di Bagheria dove “i mafiosi ’sono dei santi’”. “Il mondo ce l’ha fatto la mafia? - risponde la gente alle domande dei reporter - Gli ospedali con i bambini che muoiono li ha fatti la mafia? Le raccomandazioni e i favori le ha inventati la mafia. Il mafioso è uno che si fa rispettare Se non fosse un uomo d’onore sarebbero gli altri a metterlo sotto. Come succede a tutti. E poi i mafiosi di Provenzano non sono come Totò Riina. Assomigliano a noi. Abitano la nostra vita e i nostri ospedali. Non ammazzano più giudici e carabinieri. E se lo stato allenta la morsa non è meglio per tutti?”.
C’è la ‘mafia bianca’. Bianca come i colletti dei burattinai che ne reggono le fila. C’è un chiaro ritratto del nuovo potere che crea consensi, fabbrica voti e genera patti d’acciaio. Il potere cresciuto sulle ceneri del pool di Falcone e Borsellino. “In realtà - scrive Santoro nella prefazione al volume - non ci sarebbe bisogno di sentenze della magistratura per pretendere che Totò Cuffaro e i suoi accoliti escano di scena.
Basterebbe soltanto la sua richiesta di voto ad Angelo Siino (l’ex ’ministro dei lavori pubblici’ di Cosa Nostra). Se Sciuscià fosse ancora in onda - chiude - milioni di italiani potrebbero appassionarsi alla storia di un imprenditore (Aiello) che, facendo stradine di campagna, è diventato l’uomo più ricco di Sicilia (beni confiscati per 250 milioni di euro, ndr) e il supporter più potente del presidente della regione Totò Cuffaro”.
’La Mafia è bianca’ comunque, anche senza Sciuscià, è in libreria e si prepara a girare l’Italia. Oggi l’anteprima al Cinema Metropolitan di Palermo.“
Conclusioni
Io mi sono fatto una idea su chi sia l’attuale presidente siciliano sotto processo per mafia, e sul perché abbia tanta paura che si parli di lui sui siti web, sui blog e così via. Ho raccolto sommariamente le notizie che ho trovato in pochi minuti di ricerca.
Chi legge queste parole, probabilmente, ne troverà delle altre, credo, non difformi da queste. Qui sotto cito le fonti di cui mi sono servito, a volte citando interi passi. Riporto anche i recapiti dell’ufficio di presidenza della Regione Sicilia (dal sito ufficiale), nel caso fossero utili. Non aggiungo altro, mi pare che basti.
Fonti
- http://www.totocuffaro.it/avviso.htm.
- http://blog.alice.it/noallamafia
- http://www.onemoreblog.org
- www.regione.sicilia.it
- www.wikipedia.it
- http://espresso.repubblica.it
- http://www.radioradicale.it/ (file audio delle udienze)
- http://www.isolapossibile.it/article.php3?id_article=563
- www.girodivite.it
- http://video.google.com/videoplay?docid=1054793156825213625&pr=goog-sl (il video dell’intervento del 1991)
- http://blog.virgilio.it/capitanoultimo
- http://spaces.msn.com/members/noallamafia/
- http://blog.virgilio.it/noallamafia
- http://blog.virgilio.it/unitiperrita
- www.genovaweb.org/smsperugina.html
Per comunicare con lui:
I recapiti della Presidenza della Regione Sicilia (dal sito web ufficiale):
Capo di Gabinetto: Dott. Michele Sarrica, tel. 0917075281 segreteriagabinetto@regione.sicilia.it
Capo di Gabinetto Vicario: Dott. Roberto Barberi, tel 091.7075082 r.barberi@regione.sicilia.it
Capo Segreteria Tecnica: Dott.ssa Patrizia Valenti, tel. 0917075311 p.valenti@regione.sicilia.it
Coordinatore interstrutturale: Dott. Giuseppe Battaglia, tel 0917075176 gbattaglia@regione.sicilia.it
Segreteria Particolare: tel. 0917075181
Servizio di Pianificazione e Controllo Strategico:
Ing. Virgilio Bellomo, tel. 0917075335 virgilio.bellomo@regione.sicilia.it
Avv.Gaspare Cassarà, tel. 091.7075410 gcassara@regione.sicilia.it
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[...] on Gennaio 24th, 2008 di Aleks Salvatore Cuffaro (vedi qui e qui) non è mafioso, ma soltanto amico dei mafiosi. Questo ha deciso il tribunale, condannandolo [...]