L’illegalità mediatica e la sua prepotente arroganza.
La legge 223/1990 vieta ad un privato di controllare più di due reti televisive. A maggior ragione se tale privato è un editore di testate giornalistiche.
Nel 1984 la Fininvest aveva aggiunto Rete4 alle altre due reti televisive già controllate, sollevando dubbi su una tale concentrazione di mezzi di comunicazione. La Corte Costituzionale si espresse nel 1988 giudicandola illegittima. La legge del 1990 è la logica conseguenza della sentenza.
Ma la legge non è rispettata. Una serie di proroghe all’applicazione della legge ha reso possibile la persistenza di trasmissioni illegali negli ultimi diciassette anni. Nonostante la nuova sentenza della Corte Costituzionale del 1994 che ribadisce quanto già affermato nel 1988.
Nel 1994, però, il proprietario di Fininvest diventa anche capo del Governo, giovandosi della pubblicità anche dei suoi mezzi di comunicazione abusivi, creando un grave caso di conflitto di interessi, unico nel panorama delle democrazie mondiali.
Il successivo Governo Prodi (1996-1998) non affronta la questione, mentre il suo successore, Massimo D’Alema indice una gara pubblica (1999) per l’assegnazione delle frequenze televisive nazionali (che sono undici in totale, di cui tre riservate alla RAI) nel rispetto della legge. A questa gara partecipa l’imprenditore Francesco Di Stefano, che ne richiede due per il suo nuovo progetto televisivo ‘Europa 7‘ e per ‘7 plus‘.
Europa 7 ottiene la frequenza fino a quel momento utilizzata da Rete4, che avrebbe potuto trasmettere solo da satellite o via cavo. Dopo un ricorso al Consiglio di Stato, anche 7 plus ottiene una frequenza nazionale. La licenza prevede che le trasmissioni inizino entro il 31 dicembre 1999. Di Stefano è pronto: il piano prevede 700 nuove assunzioni, un centro di produzione a Roma ed una programmazione già molto ricca.
Ma il ministero non concede le frequenze. Con un atto illegale permette a Rete4 di continuare la propria programmazione. Europa 7 ricorre ad ingiunzioni, diffide, cause sia civili che penali, al TAR del Lazio, alla Corte Costituzionale, al Consiglio di Stato, alla Commissione Europea ed alla Corte di Giustizia Europea, vincendo tutti i ricorsi e tutti gli appelli.
La Corte Costituzionale ribadisce nel 2002 la precedente posizione: nessun privato può possedere più di due emittenti televisive nazionali: Rete4 è illegale, come Tele+, che nel frattempo si è aggiunta alle emittenti analogiche terrestri possedute dalla Fininvest. Viene stabilito, ancora una volta, che il legittimo proprietario delle frequenze è Di Stefano. Questa volta viene fissato un limite non prorogabile: dal 1 gennaio 2004 le frequenze abusivamente occupate da Rete4 devono passare ad Europa 7.
Ma accade che la seconda metà del 2003 viene utilizzata dal Parlamento per approvare la cosiddetta ‘legge Gasparri‘, per il riordino proprio del sistema radiotelevisivo che permetterebbe a Rete4 di continuare il ladrocinio. La legge, contestatissima, viene approvata in dicembre, ma il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, la giudica incostituzionale e la rinvia alle Camere.
Il destino di Rete4 è segnato? No. Il Governo vara un decreto nell’ultimo giorno di attività, il 24 dicembre, per salvare la rete abusiva, immediatamente denominato ‘decreto salva Rete4‘. La legge viene approvata definitivamente nella primavera successiva, ancora senza considerare le sentenze della Corte Costituzionale.
Il proprietario della televisione illegale era anche il capo di quel governo: una coincidenza? Io ritengo di no.
La situazione attuale vede Rete4 ancora ad occupare illegalmente le frequenze che appartengono ad altri e Francesco Di Stefano impegnato presso il Tribunale Europeo in una causa contro il sistema televisivo italiano. La sentenza, attesa per lo scorso maggio, è stata più volte rinviata.
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Mah, sai Falco, la soluzione del problema arriverà solo con la morte di Berlusconi padre e del fido Confalonieri. Non è una minaccia, anzi: auguro lunga vita a chi ha dato così tanto lavoro a giornalisti, comici, saggisti, storici, ecc. Voglio solo dire che la situazione è bloccata. Il centrosinistra - se intervienisse in questo campo - sa che la reazione del centrodestrafininvest sarebbe spropositata. Berlusconi scatenerebbe una mezza guerra civile. Ovviamente, quando al governo c’era il padrone di Mediaset, Rete4 non correva alcun tipo di rischio. Che pena mi faceva Gasparri con la sua faccia da rospo quando cercava di dare una spiegazione logica al suo (per modo di dire) piano di riassetto televisivo: un burattino del teatro di figura era meno manovrato di lui. Tanti auguri a Di Stefano: spero che si renda conto che lui adesso è Don Chisciotte e che i mulini a vento che combatte sono fatti di gomma.