Richiesta urgente per il signor Selva Gustavo
Il titolo riproduce l’oggetto della lettera elettronica da me inviata or ora al ‘farabutto’. Nel testo mi riferisco alle parole con cui egli ha annunciato il ritiro delle sue dimissioni da senatore (vedere il precedente articolo di Kociss). I destinatari, oltre ovviamente al succitato, sono il Presidente di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, il gruppo parlamentare del partito in Senato, il Presidente del Senato, Franco Marini, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e tutti i Senatori del gruppo parlamentare di AN. Ovvero:
A: selva_g@posta.senato.it; stampa.an@senato.it; fini_g@camera.it; marini_f@posta.senato.it; napolitano_g@posta.senato.it; matteoli_a@posta.senato.it
CC: nania_d@posta.senato.it; mantica_a@posta.senato.it; tofani_o@posta.senato.it; allegrini_l@posta.senato.it; augello_a@posta.senato.it; balboni_a@posta.senato.it; baldassarri_m@posta.senato.it; mario.baldassarri@senato.it; battaglia_a@posta.senato.it; berselli_f@posta.senato.it; on.filippo.berselli@studioberselli.com; bornacin_g@posta.senato.it; buccico_e@posta.senato.it; butti_a@posta.senato.it; caruso_a@posta.senato.it; collino_g@posta.senato.it; coronella_g@posta.senato.it; cursi_c@posta.senato.it; curto_e@posta.senato.it; deangelis_m@posta.senato.it; delogu_m@posta.senato.it; divella_f@posta.senato.it; francescodivella@tin.it; fluttero_a@posta.senato.it; gramazio_d@posta.senato.it; losurdo_s@posta.senato.it; mantovano_a@posta.senato.it; martinat_u@posta.senato.it; menardi_g@posta.senato.it; morselli_s@posta.senato.it; mugnai_f@posta.senato.it; sen.francomugnai@studiomugnai.it; paravia_a@posta.senato.it; a.paravia@antonioparavia.it; pontone_f@posta.senato.it; ramponi_l@posta.senato.it; saia_m@posta.senato.it; mauriziosaia@interfree.it; saporito_l@posta.senato.it; learcosaporito@learcosaporito.it; storace_f@posta.senato.it; strano_a@posta.senato.it; totaro_a@posta.senato.it; valditara_g@posta.senato.it; valentino_g@posta.senato.it; viespoli_p@posta.senato.it;
Poi ho segnalato l’iniziativa presso i portali web di Azione Giovani e di Azione Universitaria, i gruppi giovanili del partito da ‘purificare’ dalla presenza del signor Selva. Il testo della missiva, per chi volesse ripetere il mio gesto senza perdere tempo a riscrivere gli stessi concetti, è questo:
Verona, 18 luglio 2007.
Signor Selva,
per una questione di buonsenso, la mia coscienza m’impedisce di titolarla senatore, cosa che non merita. Il suo comportamento è un insulto alla democrazia, ed all’istituzione che lei violenta ad ogni ingresso in aula.
Signor Selva, lei mente, i cittadini italiani non le hanno mai chiesto di ritirare le sue dimissioni, un atto degno di rispetto che lei ha voluto vigliaccamente cancellare. Questa è la più facile delle scuse, il volere dei cittadini, peraltro smentita dalla sua citazione di alcune voci reali, non inventate, questa volta, che correttamente la indicavano come un farabutto, un ladro.
Per i cittadini italiani, signor Selva, lei incarna perfettamente il politico dalla coscienza inesistente, l’arrogante volto di colui che scambia un incarico istituzionale per una investitura feudale, che vede la gente come sudditi ed i servizi pubblici come proprietà personale.
I cittadini italiani conoscono il significato di espressioni probabilmente a lei oscure come rispetto per le regole e per le istituzioni, senso della misura e del ridicolo. Ridicolo, perché da oggi, qualunque sia il suo curriculum passato, qualunque poltrona si terrà incollata ai pantaloni, lei, signor Selva, sarà soltanto un uomo ridicolo. Sarà ricordato da tutti, indistintamente, “quello che ha rubato l’ambulanza”, non come un senatore del suo partito.
I cittadini le chiedono di andarsene senza aspettare la metà legislatura per ottenere un nuovo vitalizio, ma subito e senza condizioni. Rassegni immediatamente le sue dimissioni, signo Selva, senza paura: l’aula accetterà a grande maggioranza per non mettere a rischio l’immagine di una istituzione da lei già vergognosamente oltraggiata. Così nessuno penserà ad una casta che si autoprotegge: sa, ci sono regole da rispettare persino tra i criminali in carcere.
Lei, signor Gustavo Selva è un bugiardo. Ha presentato le sue dimissioni a seguito della sua riprovevole azione per poi ritirarle: in quale dei due casi era sincero? Mentiva quando mostrava di aver capito la gravità della sua condotta oppure mentiva ieri cercando di minimizzare il suo reato? In ogni caso lei ha mentito.
Lei si vanta di non essere mai stato perseguito per corruzione o droga o mafia o altro ancora. Vorrebbe anche essere premiato per questo? E’ dovere di tutti non infrangere le leggi, se davvero lei fosse incensurato avrebbe compiuto il suo dovere, nulla più.
Ma quel che lei ha fatto lo scorso 9 giugno fa la differenza. Se lei avesse una coscienza, questa sarebbe senz’altro sporca. Ha interrotto un servizio pubblico importante per una sua questione personale. E’ un reato, è a conoscenza di questo fatto? E quali altre regole ignora? Potrei supporre che lei abbia già compiuto atti illegali per la sua ignoranza delle leggi? Certamente non ignora che rimanendo seduto dove non le spetta, non si potrà procedere contro di lei.
Il suo atto, signor Selva, la rende indegno di una carica pubblica, una qualunque, poiché ha mostrato disprezzo per la proprietà pubblica. Il suo è un atto vandalico, uno sfregio sull’immagine dello Stato, un insulto ai cittadini. Corrette sono le espressioni utilizzate nei suoi confronti dal ministro Turco. E lei, signor Selva, non ha alcun diritto di sentirsi offeso da tali parole. Se tale s’è sentito, probabilmente lei ha perduto ogni residuo contatto con la realtà, al punto da non potersi più rendere conto delle sue azioni. Motivo in più per lasciare la sua comoda poltrona a qualcuno più decoroso per il partito che lei sporca.
Ma lei dice d interessarsi maggiormente di quei cittadini che le hanno chiesto di continuare ad occupare il posto che non merita. Di quali cittadini parla, signor Selva? Dei suoi compagni di partito?
«Un voto in meno del centrodestra al Senato è un giorno in più per il governo Prodi. Questo travolge ogni altro ragionamento che mi spingerebbe alle dimissioni. Per questo assumo su di me la responsabilità di ritirare le dimissioni».
Lei ha detto questo. E’ questa la linea della sua parte politica? Accettare di trattenere tra le sue fila ‘cani e porci’ (scelga lei a cosa si sente più simile, signor Selva, lo dico nel rispetto dei quadrupedi, che non sanno mentire) pur di provocare crisi di Governo.
Quindi saebbe pura illusione credere che il suo partito agisca per il bene dello Stato? E’ questo che sostiene? Mi pare che lei stia macchiando l’immagine di un partito serio. Ne prendo atto e chiedo conferma al Presidente Fini, cui invio per conoscenza la presente, se è questa la linea di Alleanza Nazionale e se comportamenti di questo tipo siano considerati morali dall’etica del partito. Non c’è bisogno che mi risponda, Onorevole Fini: l’espulsione del signor Selva per indegnità sarebbe sufficiente a tranquillizzarmi.
Un’ultima nota sul suo linguaggio, signor Selva: ha arbitrariamente stabilito nel suo discorso un legame tra chi la giudica, alla luce del comune buonsenso di cui lei sembra essere privo, non degno di occupare il suo seggio, ed il lessico da lei definito vetero-comunista. Non so dove abbia preso le sue informazioni glottologiche, ma le sue frasi sono senza senso. Se il discorrere di moralità le sembra estremismo di sinistra, non oso immaginare quale etica guidi un vecchio politico di destra come lei. Ma forse è questo che cercava di mostrare in quel nove giugno?
Appaiono più come un maldestro tentativo di offendere in aula un Ministro della Repubblica, più che una difesa disperata delle sue azioni indegne (ed ora, sarei anche io un vetero-comunista?). Altro motivo per chiederle di liberare il Senato dalla sua presenza.
A maggior ragione lei mostra di sragionare quando paragona la sua situazione a quella di ben altra autoambulanza, intendendo mostrare probabilmente le sue radici politiche. Quel mezzo cui lei si riferisce trasportava Benito Mussolini, agli arresti dopo il voto del Gran consiglio del fascismo del 25 luglio 1943, lei aveva quasi diciassette anni, le mncano quei tempi? No, non l’accuserò, signor Selva, di nostalgie vetero-fasciste: non ho bisogno di abbassarmi al suo livello lessicale per esprimere il mio disprezzo nei suoi confronti.
La informo che la presente, oltre che all’Onorevole Gianfranco Fini, sarà inviata ai senatori di Alleanza Nazionale ed ai membri della Direzione Nazionale del partito, nonché al Presidente del Senato ed al Presidente della Repubblica Italiana. Inoltre sarà pubblicata sui siti web che dirigo. Chiedo a tutti i destinatari di fare quanto possibile per restituire dignità al Senato della Repubblica ed al partito Alleanza Nazionale, che spero siano ripuliti dalla presenza immorale del signor Gustavo Selva.
Alessandro Falcone.
Tags: Gustavo Selva, Senato















Ciao. Gli ho scritto anch’io. Ecco il testo della mail:
Onorevole Senatore Selva,
non sto qui ad analizzare i fatti al terzo o quarto grado di discettazione filosofica.
Le ricordo solo che Lei ha usato un’ambulanza - un servizio pubblico di vitale importanza, sia pure (come dice Lei) dedicato a Palazzo Chigi - per raggiungere uno studio televisivo.
A mio parere, le leggerezze che si compiono nella vita comune, diventano errori imperdonabili quando si è servitori dello stato e si abusa della propria posizione.
Posizione che Lei occupa grazie ai cittadini italiani.
Non mi interessa se Lei non si è mai fatto di cocaina.
Quello che ha fatto di buono nella sua vita, rimane. Ma Lei si deve dimettere comunque: lo deve alla dignità del Senato.
Lasci perdere il governo Prodi: cadrà anche senza di Lei.
Racimoli quel po’ di pudore di uomo vissuto che le è rimasto. Si dimetta: abbia rispetto degli italiani in generale, non di quei 300.000 veneti che l’hanno votata, molti dei quali inconsapevolmente. Sì, perchè lo sa benissimo anche Lei che l’anno scorso alle Politiche non si esprimevano preferenze.
Si dimetta.
Si dimetta.
Si dimetta.
Si dimetta.
Si dimetta.
Si dimetta.