L’arte del Falcone
Nel 722 a.C. salì al trono Assiro un uomo che si fece chiamare Sharru-kin (Sargon), vero re, come il mitico fondatore della dinastia di Akkad, conosciuto come Sargon il grande, che regnò tra il 23° ed il 22° secolo, ovviamente prima di Cristo. Per questo il re Assiro è conosciuto come Sargon II. Durante lo scavo delle rovine di Dur-Sharrukin (”fortezza di Sharrukin”), la sua capitale, oggi Khorsabad, in Iran, fu ritrovato un bassorilievo che raffigura un falconiere ed il suo falco. Si tratta probabilmente della più antica testimonianza dell’Arte del Falcone.
Fu probabilmente attraverso i cavalieri Sciti o Sarmati ad introdurre in Europa la falconeria dall’oriente, arte già conosciuta e praticata dagli Unni di Attila. Di certo la caccia col falcone conobbe il suo periodo di massima considerazione durante il medioevo tra i nobili sia cristiani che islamici.
Si può considerare l’arte del Falcone come un punto di incontro tra il mondo cristiano e quello arabo. I primi trattati dedicati alla falconeria furono scritti in arabo. Per volere del califfo di Baghdad al-Mahdì, tra il VII e l’VIII secolo, con il titolo di “Al Gitrif Ibn Qudama Al-Gassani” (Kitab Dawari at-tayr “Trattato sul volo degli uccelli”), furono raccolte le conoscenze di molte culture, da Bisanzio alla Persia, dalla Turchia all’India.
L’Imperatore Federico II di Svevia, nel tredicesimo secolo, fece tradurre dall’arabo in latino il trattato “Moamin el Ghatrif”. Di ampio spessore naturalistico e contenente una grande quantità di informazioni, il trattato di Federico contiene anche alcune opinioni personali sull’uomo e sul suo rapporto col mondo della natura. Il falconiere ideale per l’Imperatore era un “ritratto dell’uomo completo”, un uomo, cioè, dedito solo all’arte venatoria, alla quale subordina la fame, la sete, persino il sonno. Il falconiere perfetto possedeva una perfetto controllo di sè, intelligenza e memoria, coraggio e tenacia. Qualità comuni anche al perfetto funzionario di Stato. Stava a dimostrarlo il fatto che molti grandi funzionari imperiali si esercitarono in gioventù al duro tirocinio della falconeria.
Per il falconiere - scrisse Federico - “ogni cosa deve nascere dall’amore che egli porterà alla sua arte“. Un’arte, quella del Falcone, che esige un perfetto esercizio, la capacità di domare, con la sola superiorità dello spirito, gli uccelli rapaci, gli animali più liberi e nobili del creato.
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