Verona: il razzista contro la cultura
Recentemente il razzista pregiudicato sindaco di Verona si è distinto nuovamente per assoluta mancanza di coscienza civile, attaccando la ricerca archeologica nell’area urbana, rea di fermare temporaneamente i lavori di costruzione di nuovi parcheggi solo per ‘vecchie macerie’.
Mai avuto dubbi sull’analfabetismo culturale dei leghisti, e quando i ‘babbei elettorali’ si moltiplicano, il risultato può essere un disastro. Come è avvenuto nella città scaligera con l’elezione di Flavio Tosi: un leghista sindaco.
Potrei alzare le spalle e sussurrare un “L’hanno votato, se lo tengano, così imparano…” Ma una città italiana riconosciuta Patrimonio dell’Umanità che viene messa a rischio dall’idiozia di un ignorante, o di molti, è un pericolo che tutti devono collaborare a scongiurare.
Verona e la sua storia appartengono al mondo, non ad un sindaco sciagurato.
A questo proposito riporto le parole di due stimati veronesi che da molti anni lavorano per la salvaguardia del patrimonio culturale della loro città. L’articolo originale è pubblicato su Veramente.Org:
Giù le mani dai reperti archeologici
di Giorgio Massignan (Italia Nostra) e Michele Bertucco (Legambiente)
Quali rappresentanti di due associazioni che si occupano della tutela e salvaguardia del patrimonio storico e culturale della nazione ci troviamo costretti a rispondere alle affermazioni del sindaco Tosi sull’importanza dei nostri beni archeologici.Se Verona è stata inserita nell’elenco delle città patrimonio dell’umanità dell’Unesco è anche per il lavoro di controllo che fanno le Soprintendenze. Queste sono rimaste l’unico e ultimo istituto che tutela il valore più importante della nostra nazione, quello storico, artistico e culturale.Per questo periodicamente sono fatte oggetto di attacchi sconsiderati dai vari sindaci che si vedono intralciare e limitare il loro potere. Ma la città non appartiene a un sindaco, anche se ha vinto le elezioni a man bassa; Verona appartiene a tutti noi e soprattutto ai nostri figli e nipoti; il nostro dovere è quello di preservarne i reperti storici che ne testimoniano le radici e che ne mantengono la memoria.
Il valore dei resti archeologici non è solo riferibile alla loro fruizione e visione, ma, come nel caso del muro visconteo e di altri ritrovamenti come quelli di piazza delle Poste, culturale e filologico per la lettura della crescita storicamente stratificata di Verona.
Risulta improprio e grave formulare delle classifiche di merito tra i diversi reperti, le moderne teorie sulla conservazione del patrimonio culturale di una città non si limitano al singolo caso, trattato come un feticcio, ma considerano l’intera città come territorio-monumento.
Inoltre ci chiediamo: la costruzione dei famosi parcheggi pertinenziali a quale progetto di città risponde? Non ci pare sia stato prodotto un piano della mobilità in cui organicamente e funzionalmente siano stati definiti e localizzati. La scelta dei luoghi dove realizzarli in base a quali criteri è stata fatta? Scientifici e obiettivi o solo economici?
Manca soprattutto la chiarezza su quale sarà la vocazione economica, sociale e politica di Verona. A questo punto ci poniamo l’interrogativo: quale città vogliamo diventi Verona? Ricca di monumenti, con un trasporto pubblico efficiente e non inquinante, con razionali piste ciclabili e con parcheggi che non siano nuovi attrattori di traffico e non causino la distruzione del patrimonio monumentale, ma servano a togliere le automobili dalla superficie?
Oppure una città percorsa da automobili, inquinata e caotica, tagliata e bucata da superstrade, con parcheggi in tutte le piazze e piazzole e con i reperti che testimoniano il nostro passato e che ci permetterebbero di leggere il divenire urbano della città buttati nelle discariche?
03/03/2008













