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Politica e Informatica - un intervento (2)

Scritto da alestu il 8 Aprile 2008.

È bello vederli parlare di cose che non conoscono, rispondendo in modo qualunquista, per evitare di mostrare al popolo la loro ignoranza, che sarebbe comunque passabile se non fosse anche indice del loro parziale o totale disinteresse per l’argomento.

È simpatico vederli disquisire di gratuità del software, piuttosto che di vantaggio economico, o altre stronzate simili, legate esclusivamente a quelle quattro frescacce che ormai chiunque sa ripetere a pappagallo, salvo poi parlare con gente competente e scoprire che, per l’appunto, in quanto frescacce, non stanno ne in cielo né in
terra.

L’Open Source nelle PA, può servire a risparmiare 4 molliche di pane, forse, perché comunque per come è gestita “la cosa pubblica” in Italia, cambierà chi ci mangia, ma qualcuno ci mangerà comunque, facendo lievitare la spesa anche con l’Open Source, spostando i costi dalla vendita del software, a quella per l’assistenza.

L’Open Source nelle PA, deve essere invece adottato come strumento di sviluppo, per fare in modo che tutte le PA italiane, e magari collaborando anche con quelle europee, condividano lo stesso codice e le stesse conoscenze, diventando oltretutto anche garanzia di trasparenza per il cittadino. Questo comporterebbe che il software per le PA, verrebbe sviluppato dalle PA stesse, potendo contare su un gruppo di sviluppatori virtualmente illimitato (perché oltre al personale specializzato delle PA, potrebbe contare anche sulle comunità Open Source che si potrebbero sviluppare attorno ai progetti). Inoltre questo software potrebbe essere customizzato per altri scopi, dietro compenso, o potrebbe persino essere venduto (Open Source, NON SIGNIFICA GRATIS!!!), o potrebbe essere venduta l’assistenza ai soggetti terzi che ne fossero interessati (un software di contabilità può essere usato anche al di fuori di una PA).

Infine nell’era del web 2.0, la PA potrebbe sviluppare software di gestione via web, e vendere servizi.
 
Tutto questo cosa comporta?
Comporta uno sforzo di volontà, sia da parte dei politici, sia da parte del personale delle PA.

Si viene da ridere anche a me. Un riso amaro, comunque.

Andrebbero rivalorizzate, la dove possibile, le competenze dei dipendenti delle PA, aggiornando il personale, e dando la possibilità, a chi ne avrebbe le competenze (magari certificate), di sviluppare software.

Tutto ciò, strutturato e organizzato a dovere, nel medio termine (grosso modo il tempo di una legislat… ehm… 5 anni) porterebbe, non solo a non dover pagare uno sproposito un gestionale scritto da cani in VisualBasic o in Java, che necessita, solitamente di almeno un altro anno di debug (pagato), ma quindi a risparmiare questi soldi, e magari ad avere anche delle entrate, oltre che del personale informaticamente competente e preparato.

Però si sa, nella gestione della cosa pubblica, i soldi devono girare, perché altrimenti non si riescono a restituire i favori ricevuti in campagna elettorale, e quindi il “risparmio” è una brutta cosa.

Se poi ci mettiamo che di tutto ciò, dubito fortemente ci sia anche un solo politico in Italia che ne abbia coscienza, il quadro è abbastanza completo.

Ed ecco spiegate le risposte sull’Open Source ricevute da Punto Informatico, dove l’Open Source è diventato sostituire Office con OpenOffice per risparmiare 4 licenze (che non sarebbe poi tanto male, se venisse fatto davvero).

Ah, e infine la risposta (non ricordo di chi e non ho voglia di andare a vedere chi fosse) che giustifica l’uso di software proprietario perché quelle software house si stanno aprendo all’Open Source, è davvero patetica (e quasi oscena nella sua sfacciataggine).

Ho tralasciato tutti gli aspetti che deriverebbero da una riqualificazione del personale, o da una PA più tecnica e
professionale, che produce e rivende prodotti e servizi tecnologici all’avanguardia, che lavora fianco a fianco dei privati, che spinge l’economia interna dall’interno, e magari esporta anche, oltre che importare soltanto, e genera anche know-how, magari collaborando anche con le Università, facendo quella ricerca e promuovendo quello sviluppo, almeno nel settore informatico, a cui lo Stato normalmente invece dedica le molliche che cadono (per sbaglio) dal tavolo.

Ok ok, adesso smetto di sognare e torno in Italia. :(



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