Gli amici mafiosi di Schifani
Marco Travaglio ha semplicemente citato una informazione reale e documentata. Peraltro già pubblicata.
Ha fatto il suo lavoro di giornalista riportando un fatto vero sul presidente del Senato.
credere, ma pare che in Italia ci si debba scandalizzare quando un giornalista decide di fare il suo mestiere.
Si sono sentite bestialità inaudite. Persino che avrebbe dovuto parlare solo in presenza di ‘contraddittorio’: come se per fare informazione sia necessaria la presenza di qualcuno che dica il contrario.
Me l’immagino il telegiornale con due conduttori. Il primo annuncia un terremoto in Cina, poi il secondo smentisce: non è vero, è una diceria messa in giro da sismografi dissidenti e palazzi che per coincidenza sono crollati contemporaneamente.
Da quando è necessario avere una seconda ‘opinione’ per dare delle notizie? Dove siamo arrivati?
Lo scandalo vero è il comportamento dei
dirigenti Rai, dell’informazione tutta e dei politici, PD compreso. Un comportamento indecente per
censurare la verità pura e semplice.
Schifani ha avuto amicizie con dei mafiosi. Il presidente del Senato ha avuto per amici dei boss della mafia. Schifani ha avuto rapporti con personaggi che sono stati condannati per mafia. Questa è la verità documentata ed inconfutabile. 
Travaglio sono false, tutti hanno contestato che le abbia
espresse in televisione. Come se fosse questa la cosa peggiore. Un giornalista ha osato ‘invadere’ lo
spazio riservato a glutei, brunivespi e pseudo telegiornali disinformativi. Ecco
perché viene accusato vigliaccamente chi ha l’assurda pretesa di dire
la verità in televisione.














ciao Aleks. Io sono d’accordo con quello che hai scritto e infatti ieri Repubblica ha pubblicato un articoletto di Travaglio che diceva più o meno questo. Però D’Avanzo gli ha risposto così: http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/politica/insulti-schifani/fatti-verita/fatti-verita.html con argomentazioni condivisibili anch’esse. E ora sono leggermente confusa per il semplice fatto che non ho consultato le fonti (i vari espressi del 2002 e il libro del giornalista dell’ansa ecc)…
Il link inserito nel post riporta l’intero scambio tra Travaglio e D’Avanzo.
Le motivazioni di d’Avanzo sono pretestuose. Gioca sull’equivoco che la frase ‘incriminata’ di Travaglio sia in qualche modo un giudizio personale, una ipotesi. Cosa che non è.
La stessa tesi di quell’articolo ("non sempre i fatti sono la realtà") è del tutto illogica. ‘Fatto’, nell’accezione corretta del termine indica una informazione accertata e non dubitabile. Un assioma, secondo logica, da cui far partire il ragionamento. Quindi un ‘fatto’ contiene in sé un presupposto di realtà e verità incontestabile. Diversamente sarebbe ‘opinione’ o ‘ipotesi’, ma non un ‘fatto’.
Dunque il tentativo di mistificare la verità è tutta in questo articolo, non certo nelle parole di Travaglio. La critica a Travaglio appare mossa unicamente da una specie di risentimento personale, del tutto slegata slegata dalla realtà dei fatti (ironia?).
L’articolo evoca i ‘maestri’ illustri di Marco Travaglio. Maestri che (D’Avanzo lo ignora?) spesso hanno subito questi stessi ‘processi’ da parte di colleghi inetti. Grandi personalità del giornalismo italiano che hanno subito la censura ed i maltrattamenti da parte del padrone di Schifani. Poi si scaglia contro quelli che chiama gli ‘ammiratori’ del giornalista, svelando forse una certa invidia.
Non si capisce, in sostanza, di cosa lo accusi. Di aver detto la verità? La conclusione, dice:
"E’ l’impegno che Travaglio trascura."
Quale dovrebbe essere l’impegno di un giornalista? Tacere ciò che può dispiacere al potente di turno? ‘Impegnarsi’ non dovrebbe voler dire fare informazione? In che modo Travaglio avrebbe trascurato l’informazione? Ed in che modo D’Avanzo crede di informare?
"Si disinteressa del ‘vero’ e del ‘falso’. Afferra un ‘fatto’ controverso"
E qui si scopre il gioco. D’Avanzo afferma che si stia parlando di una questione controversa. Ma non c’è nulla di controverso. Le frequentazioni citate sono reali, accertate in sede giudiziaria. Le notizie sono vere e più volte pubblicate, mai smentite. Non c’è nessun discorso possibile su ciò che è vero e ciò che è falso. A meno che qualcuno non possa dimostrare che Schifani non abbia mai conosciuto quei mafiosi. Fino ad ora non c’è stato nemmeno un tentativo in tal senso. Nemmeno di Schifani stesso.
Anche D’Avanzo, alla fine, non smentisce - come potrebbe? - le affermazioni contestate. Ed in questo modo ne certifica ulteriormente la verità, se ce ne fosse bisogno. Solamente indica come sbagliata l’interpretazione che <strong>a suo parere</strong> Travaglio avrebbe voluto far sorgere spontaneamente negli spettatori. Il fondo della decenza è toccato con la pretesa che ‘i blog’ sarebbero la prova della malizia di Travaglio, senza spiegare in che modo ‘i blog’ entrino in questa polemica tutta televisiva. Forse li ha citati per insufficienza di argomentazione:
" Con la complicità della potenza della tv - e dell’impotenza della Rai, di un inerme Fazio - lo getta in faccia agli spettatori lasciandosi dietro una secrezione velenosa che lascia credere: ‘Anche la seconda carica dello Stato è un mafioso…’. Basta leggere i blog per rendersene conto. <strong>Anche se Travaglio non l’ha mai detta, quella frase, è l’opinione che voleva creare.</strong> Se non fosse un tartufo, lo ammetterebbe."
Non commento il patetico ed infantile tentativo di insulto finale. L’articolo, già raffazzonato, degenera alla fine in una serie di frasi volgari ed autoreferenziali (le ’secrezioni velenose’) con cui attacca un professionista per opinioni solo ipotizzate. Il ridicolo D’Avanzo è il termometro di quanto il giornalismo italiano sia malato.