La razza ariana
Una breve ed incompleta spiegazione che siamo davvero tutti uguali.
Umani
Chiariamo subito che non esiste alcuna evidenza scientifica che dimostri l’esistenza di razze umane. Anzi, il completamento della mappa genetica umana ha dimostrato senza ombra di dubbio che le razze non esistono. A meno di definire razze differenti i biondi ed i bruni, quelli con l’occhio azzurro e quelli con le orecchie a sventola.
L’UNESCO definisce il concetto di popolo come unico segmento della specie umana in cui sia riscontrabile una omogeneità tra individui.
In accordo con le ricerche del genetista Luigi Cavalli-Sforza si identificano generalmente quattro gruppi genetici, ovvero aborigeni australiani, africani, mongolici e caucasici. I raggruppamenti, tuttavia, sono prettamente teorici poichè nella realtà le variazioni e le sfumature si dispongono in una gamma di possibilità talmente ampia che rendono di fatto impossibile classificare i tipi umani in categorie definite. Al punto che si possono trovare in media variazioni maggiori tra individui collocati nello stesso gruppo rispetto a individui di due gruppi diversi.
Ariani
Ma allora che cosa vuol dire ‘ariano’? Cominciamo dal principio.
Alla fine del XVIII secolo la cultura europea incontra quella indiana. Siamo nell’epoca della conquista dell’India da parte dell’Inghilterra. Nel 1788 William Jones, magistrato del Bengala, pubblica il testo di una sua celebre conferenza in cui commenta la struttura linguistica del sanscrito, sottolineando alcune similitudini con le strutture di latino, greco, gotico e celtico, ipotizzandone l’origine in una lingua “comune che forse non esiste nemmeno più”.
In seguito si è notato come anche le mitologie ed i culti dei popoli indo-europei presentassero somiglianze talvolta sconcertanti. Da queste considerazioni all’ipotesi di una comune origine etnica, di una patria comune, il passo fu breve. Tale ipotesi è oggi comunemente accettata come probabile e l’indoeuropeo è una lingua ricostruita nella sue strutture fondamentali, pure se ovviamente priva di attestazioni scritte.
Attraverso documenti persiani ed indiani si è arrivati a supporre con un buon grado di attendibilità che il popolo indoeuropeo si autodefiniva Arya, Ariano.
La parola compare per la prima volta nel testo sacro indiano antico Rigveda e nel Gathas iraniano. I termini indiani ed iraniani sono derivati direttamente da “ārya”, forse un’autodenominazione dei Proto-Indo-Iraniani. Il termine inoltre si trova in antiche iscrizioni ed altre fonti persiane dal 500 a.C. in poi. La stessa parola “Iran” è derivata da esso.
Dario il Grande si definiva Re dei re, Achemenide, un Persiano figlio di un persiano, un Ariano, discendente da ariani.
L’India si chiama Aryavarta, “Terra degli Ariani”. Nell’Induismo storico il termine sanscrito “ārya”, ha preso il significato spirituale di nobile.
Nel XIX secolo, gli indo-iraniani erano il popolo che parlava la più antica lingua indoeuropea conosciuta, per questo la parola “ariano” è stata adottata per indicare anche gli altri popoli indoeuropei in generale, compresi Latini, Greci, Germani, Celti, Slavi e Baltici.
Una notazione importante è da sottolineare. Questo tipo di apparentamento delle lingue e delle tradizioni, non ha alcun legame con l’idea di una discendenza anche genetica degli esseri umani. Tale falsa opinione ha portato a ritenere che a diversa famiglia linguistica corrispondesse una diversa famiglia etnica.
Così, per esempio, i popoli che parlano lingue di tipo semitico (arabi ed ebrei, sostanzialmente) sarebbero appartenenti a stirpi umane diverse da quelli che parlano lingue indoeuropee. Ipotesi che non ha alcun fondamento e risulta del tutto arbitraria, ad uso e consumo delle farneticazioni razziste tanto in voga in occidente negli ultimi due secoli. E, purtroppo, non ancora superate.
Senza contare che gli ebrei d’Europa, in realtà, parlavano (e parlano tutt’ora) una lingua, l’yiddish, che è sostanzialmente germanica e non ebraica.
L’origine
L’unità linguistica indoeuropea è stata ricostruita, ma resta aperta la questione del luogo di provenienza degli indo-europei. La teoria più diffusa nel secolo scorso a questo proposito è quella dell’origine nordica, teoria che in un modo o nell’altro è legata ad una idea eurocentrica cominante nel periodo della sua formulazione.
Tuttavia considerando le parole che si riferiscono all’ambiente (piante, animali) della lingua ricostruita, l’insieme dei dati relativi agli areali delle specie esattamente riconosciute, identificano una zona geografica ristretta a est del Mar d’Azov, poco a nord del Caucaso, come il luogo in cui gli Indoeuropei potevano aver incontrato tutti gli animali e le piante notevoli di cui il proto-lessico parla. In quest’area era da ricercarsi il luogo originario delle migrazioni.
Le ipotesi sono diverse e le prove a sostegno non definitive ed innumerevoli. Mi limito qui a citare la teoria oggi più accreditata.
La studiosa lituana Maria Gimbutas ha valutato le testimonianze archeologiche delle culture materiali dell’est europeo, ed ha potuto identificare gli Indoeuropei con la cosiddetta cultura dei Kurgan (quinto millennio a.C.), dalle grandi sepolture a tumulo (i Kurgan appunto) che la caratterizzano.
Emerge da tali studi che a partire dalla regione compresa tra gli Urali ed il Danubio, le popolazioni indoeuropee si sarebbero sovrapposte dall’Europa occidentale all’India alle popolazioni neolitiche preesistenti come élites militari tecnicamente più avanzate, imponendo alle popolazioni sottomesse gran parte della loro struttura sociale e religiosa.
Razzisti
Nel 1853, il “Saggio sull’ineguaglianza delle razze umane” di Joseph de Gobineau stabilisce la superiorità dell’aristocrazia ariana bianca rispetto al popolo, secondo lui frutto della mescolanza degli Ariani con razze inferiori.
Il suo famoso discepolo Houston Chamberlain, ha scritto che la razza ariana ha parlato le lingue indoeuropee ed è stata prescelta per essere il più nobile dei popoli.
Tale teoria ha influenzato la concezione nazista della razza germanica superiore alle altre. La tesi era basata sulla supposizione che solo i popoli nordici germanici avessero conservato l’identità razziale ‘pura’ degli antichi ariani. Secondo Hitler l’uomo biondo, con gli occhi azzurri, nordico (di pura razza ariana) rappresenta il maximum evolutivo all’interno del gruppo umano caucasico. Nelle sue teorie si tratta di una razza superiore con la qualità di naturale razza dominante.
Si credeva, inoltre che gli ariani dei Veda fossero etnicamente identici agli antichi popoli germanici, questa convinzione portò alla scelta come proprio il simbolo induista della svastica (Swastika).
La natura pseudo-scientifica e fondamentalmente pretestuosa delle teorie razziste è evidente dal fatto che anche i popoli slavi erano considerati inferiori agli ariani (ovvero germanici), nonostante la loro lingua fosse indoeuropea, al pari del tedesco. L’unico scopo era quello di giustificare l’eliminazione dall’Europa orientale dei suoi abitanti per garantire il famigerato “spazio vitale” ai tedeschi.
La realtà è ben più semplice: le razze non esistono. Tutti i discorsi che si basano su una teorica differenza tra gruppi di persone, sono discorsi totalmente ed indubitabilmente falsità. Comode falsità di coloro che, incapaci di affrontare la vita, hanno bisogno di accusare un ‘nemico’ per la propria inettitudine. Il razzista è dunque null’altro che una persona disadattata alla vita sociale. Il razzismo una malattia. A tutti gli effetti il razzista è un essere umano inferiore.
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[...] matteo: [...]
e pensare che in Iran c’e’ questa tendenza di gridare: noi siamo ariani, quindi ne’ mediorientali ne’ arabi. e’ come un’arma per difenderci da coloro che pensano che essendo un popolo mediorientale, come iraniani dobbiamo essere per forza arabi. poi ci difendiamo cosi’ anche dal razzismo degli arabi rinfacciandogli la superiorita’ culturale e non solo della razza ariana! una volta mi azzardai a dire che noi iraniani non siamo ariani e grazie all’invasione degli arabi nei secoli scorsi non abbiamo piu’ il sangue puro ariano, poi vidi gli altri attaccarmi verbalmente per quella mia opinione. fa ridere, pero’ questi nostri discendenti ariani ci rendono cosi’ orgogliosi che ci consideriamo pure europei e cosi’ una volta in Occidente ci vediamo come i “bianchi” e insieme a loro ci godiamo certi atteggiamenti razzisti. certo, siamo ospitali ma solo nei confronti degli occidentali. e siamo molto ma molto razzisti nei confronti degli altri.