Vernice fresca
poesia in prosa, 14 luglio 2006
S’inizia a vernice ancora fresca, umida sulla pelle, i capelli incollati, separati dal teschio da vari strati di pelle.
L’asciugamano fa quel che può.
Lei entra senza una chiave, silenziosa, discreta, chiama. Occhi verdi seni bianchi, andiamo in discesa schermagliando sui mezzi alternativi, sul mio e tuo ed il tempo e la gente che c’è e non si vede.
E chi dovrebbe già mostrarsi e non si mostra. Il sedersi accanto è tutto un sorridere, a volte ricordare, più spesso guardarsi. E’ sasso caldo asciutto e stessa direzione.
Bere dell’acqua può rendere complici, fratelli di goccia. Attendiamo una pausa che sembra non decidersi, la si convince facile. Arriva il vento più fresco, ma è timido e si ritrae se lo si invoca due volte. Chi cerca trova rinfresco, e parole amare e gatto dolce che stendo la mano e mi salta in grembo e s’accuccia, occhi chiusi. Verdi.
Mi trattiene la fiera dormiente. Oppure era il braccio di lei che volevo tenere. Il finale è in salita, vorrei stridere unghie e vetri lisci per saltare un giorno avanti. Od uno indietro. Camminiamo. Notizie.
Bere da un calice può essere separarsi. O farsi più accorti e vicini. Non c’è vento fresco, non c’è frasca che ripari dal sole, non c’è il sole e non c’è la dea felina a svegliarci da un sogno estivo. Di quelli che tuonano forte e smettono presto. E c’è più caldo di prima.
E’ già domani, e non importa che giorno è. Tra noi si mettono gli ingressi e le uscite della serata. Questa volta non sali da me, allora non farti del male e torna a casa. Buonanotte, grazia degli Dèi, passa questo tempo serena.














