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Divieto di democrazia

Scritto da Aleks il 15 Giugno 2008.

Il governo criminale (ovvero composto e sostenuto da mafiosi, corrotti e criminali) attualmente in carica, dopo aver paralizzato la magistratura, ora decide di imbavagliare i giornalisti impedendo di informare i cittadini sotto la minaccia del carcere: l’informazione giudiziaria viene sostanzialmente abolita.

Il disegno di legge che si sta preparando, con l’obbiettivo di coprire i reati di Berlusconi & C., avrà un effetto sicuro sulla giustizia in Italia: violare la legge sarà sicuramente privo di alcun rischio. I magistrati non potranno avvalersi dei più importanti mezzi d’indagine.

Stupri, rapine, sequestri, corruzione, eccetera, non avranno colpevoli e processi, se non in casi eccezionalmente fortunati. E lo chiamano ‘pacchetto sicurezza’.

Con la complicità dei nazisti in fiocco verde in meno di due mesi abbiamo assistito alla creazione di un nemico ‘etnico’ interno, prodromo di una possibile orrenda ‘pulizia’ relativa, con la diffamazione di intere comunità di cittadini italiani; ora che la menzogna è diffusa, grazie alla macchina propagandistica di Silvio Berlusconi, si colpisce chi ancora può ristabilire la verità: la giustizia e l’informazione.

Nessuno potrà più parlare di inchieste in corso. Nessuna inchiesta sulla malasanità corrotta della Lombardia potrà più essere conosciuta dai cittadini. Probabilmente non sarebbe nemmeno nata l’inchiesta di questi giorni se questa legge fosse stata in vigore. E non parliamo di atti coperti da segreto istruttorio, ma di quelli già pubblici per legge.

Non si potrà sapere il motivo per cui le persone verranno arrestate, fino ad apertura del processo: esattamente allo stesso modo nei regimi Sudamericani funzionava la grande fabbrica dei desaparecidos: basta non celebrare mai il processo e nessuno saprà mai il motivo per cui un familiare è stato portato via dalle forze dell’ordine. In Italia, visti i tempi geologici della giustizia, sarebbe tutto più semplice.

Nessuno potrà essere informato su eventuali false accuse. Così, anche se tuo fratello tornerà a casa in pochi giorni dopo essere stato fermato per un errore, un’omonimia o per una menzogna infamante, nessuno potrà mai saperlo: vietato rimarrà sempre uno che è stato arrestato. Proibito far sapere al pubblico che l’arresto è stato ingiusto.

Uno dei pilastri della libertà, il controllo democratico dei cittadini sull’amministrazione della Giustizia sta per essere bellamente cancellato da pregiudicati che governano.

Chi scrive qualcosa è punito con l’arresto da 1 a 3 anni e con l’ammenda fino a 1.032 euro per ogni articolo pubblicato. Le due pene - detentiva e pecuniaria - non sono alternative, ma congiunte. Il che significa che il carcere è sempre previsto e, anche in un paese dov’è difficilissimo finire dentro (condizionale fino a 2 anni, pene alternative fino a 3), il giornalista ha ottime probabilità di finirci: alla seconda o alla terza condanna per violazione del divieto di pubblicazione (non meno di 9 mesi per volta), si superano i 2 anni e si perde la condizionale; alla quarta o alla quinta si perde anche l’accesso ai servizi sociali e non resta che la cella. Checchè ne dica l’ignorantissimo ministro ad personam Angelino Alfano.

E non basta, perché i giornalisti rischiano grosso anche sul fronte disciplinare: appena uno viene indagato per aver informato troppo i suoi lettori, la Procura deve avvertire l’Ordine dei giornalisti affinchè lo sospenda per 3 mesi dalla professione. Su due piedi, durante l’indagine, prim’ancora che venga eventualmente condannato. A ogni articolo che scrivi, smetti di lavorare per tre mesi. Se scrivi quattro articoli, non lavori per un anno, e così via. Così ti passa la voglia d’informare. Anche perché, oltre a pagare la multa, finire dentro e smettere di lavorare, rischi pure di essere licenziato.

Davvero è così assurda la nuova legge? No, è peggio.

Ultima chicca: il sacrosanto diritto alla rettifica di chi si sente danneggiato o diffamato, già previsto dalla legge attuale, viene modificato nel senso che la rettifica dovrà uscire senza la replica del giornalista. Se Tizio, dalla cella di San Vittore, scrive al giornale che non è vero che è stato arrestato, il giornalista non può nemmeno rispondere che invece è vero, infatti scrive da San Vittore. A notizia vera si potrà opporre notizia falsa, senza che il lettore possa più distinguere l’una dall’altra. Tutto ciò, s’intende, se i giornalisti si lasceranno imbavagliare senza batter ciglio.

Quanto manca ad una nuova dittatura nazista? Giusto l’abitudine ad avere l’esercito per le strade delle città. Operazione cui il ministro della difesa (diminutivi voluti) sta già lavorando.

Le citazioni vengono da Arrestateci tutti, di Marco Travaglio, che termina il suo articolo con le seguenti parole, che faccio mie nei limiti del possibile, non essendo io un giornalista:

Personalmente, annuncio fin d’ora che continuerò a informare i lettori senza tacere nulla di quel che so. Continuerò a pubblicare, anche testualmente, per riassunto, nel contenuto o come mi gira, atti d’indagine e intercettazioni che riuscirò a procurarmi, come ritengo giusto e doveroso al servizio dei cittadini. Farò disobbedienza civile a questa legge illiberale e liberticida. A costo di finire in galera, di pagare multe, di essere licenziato.

Al primo processo che subirò, chiederò al giudice di eccepire dinanzi alla Consulta e alla Corte europea la illegittimità della nuova legge rispetto all’articolo 21 della Costituzione e all’articolo 10 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo e le libertà fondamentali (“Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche…”, con possibili restrizioni solo in caso di notizie “riservate” o dannose per la sicurezza e la reputazione).

Mi auguro che altri colleghi si autodenuncino preventivamente insieme a me e che la Federazione della Stampa, l’Unione Cronisti, l’associazione Articolo21, oltre ai lettori, ci sostengano in questa battaglia di libertà. Disobbedienti per informare. Arrestateci tutti.

La libertà si difende rischiando di persona, non tacendo vigliaccamente. Io sono disposto a rischiare quel che è necessario rischiare ed invito chiunque creda nella democrazia a fare altrettanto. In gioco ci sono i diritti di tutti noi cittadini.



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