Cercar casa - 2
Appuntamento alle sei, anzi, “Qualche minuto prima”, come ha raccomandato il Tizio. Esco dall’ufficio leggermente prima del solito, alle cinque e un quarto ed affronto il traffico per attraversare la città. Trovo un incidente in Corso Milano: ordinaria amministrazione.
Arrivo sul luogo dell’appuntamento alle cinque e cinquantacinque ed attendo fin quasi alle sei e un quarto prima che il Tizio ed il suo capo appaiano nella loro auto-di-moda. Mi vedono e mi fanno cenno di seguirli. Li seguo.
Usciamo dalla città di almeno quattro-cinque chilometri prima di voltare a sinistra ed entrare in un piccolo agglomerato di case. Arriviamo nel cortile di un vecchio edificio rustico. Una delle ali è stata del tutto rifatta, suddivisa in quattro appartamenti e dotata di cancello elettrico e posti auto coperti.
Il Tizio mi saluta, come il suo capo brizzolato, e si scusa del ritardo:
- C’era un incidente in Corso Milano
- Lo so, - gli rispondo prontamente - l’ho incontrato anche io quell’incidente.
Fingo che il sottinteso (nonostante ciò sono arrivato puntuale, io) sia involontario e ci avviciniamo al cancello. Ci accoglie una simpatica vecchina, la mamma della proprietaria, che in attesa dell’arrivo di sua figlia ci conduce all’interno raccontando come abbiano del tutto sventrato il vecchio edificio per ricostruirlo completamente.
La vecchina sostiene di avermi già visto, anche se non sono mai stato da quelle parti. Concludiamo che probabilmente la cosa è dovuta alla mia attività teatrale.
Siamo entrati da pochi minuti quando arriva la proprietaria, che vive in città, e racconta nei dettagli il suo investimento nel ristrutturare completamente quell’edificio. Penso abbia fatto un’ottimo lavoro, e lo pensa anche lei, a giudicare dall’entusiasmo che mette nel suo racconto.
L’appartamento è delizioso. L’unica parte ‘vecchia’ sono i muri: lo spessore è consistente, il resto, invece, a partire dagl’infissi agli impianti, dal bagno alla caldaia, è tutto nuovo e lucente.
Ma è piccolo.
Per una persona senza grandi esigenze, quel treccamere sarebbe l’ideale, ma per me lo spazio è insufficiente. Non lo dico ai presenti, preferendo pensarci bene. All’uscita accenno al Tizio ed al Capo-brizzolato la mia unica perplessità. Poi li saluto ed andiamo via, non prima di accordarci per la visita all’altro appartamento il giorno successivo.
In serata avevo già deciso: quella casa fuori città non era per me. Lì dentro mi sarei sentito un estraneo, un campeggiatore in una sistemazione di emergenza. Mi sono preparato a dormirci su con un solo pensiero: “Chi m’o ffa fà…”
2 - Continua













