Aggiornamento con intermezzo notturno
La proposta di accordo per la casa scade venerdì ed ancora non ho avuto notizie.
In questi casi, si sa, senza notizie certe il primo pensiero è che le cose non procedano per il meglio.
Nel corso di queste ultime due settimane più volte gli spettri del pessimismo esistenziale mi hanno suggerito pensieri angoscianti. Soprattutto durante le nottate di afa insonne: perché non mi hanno chiamato? Ci sono problemi? Sarò stato scambiato per un teppista? Avranno perduto il mio numero? La casa è crollata?
La fantasia si è spinta anche molto più lotano dalla plausibilità, e le serenate dei grilli conciliano il sonno della ragione (c’è qualcuno che coglie la citazione artistica?).
Da sveglio, specie al mattino, sono più ottimista. E poi la casa non è crollata: sono passato a vedere.
La notte scorsa sono stato svegliato da un allarme. Non di quelli da automobile, ma il suono acuto ed altalenante di certi antifurti da appartamento o da cantiere edile violato. Nel momento in cui, uscendo dal sonno, mi sono reso conto di essere sveglio, la sirena ha smesso di urlare, lasciandomi nel cervello l’ultimo sussulto sonoro. Nel silenzio che è seguito, appena un istante dopo, un altro urlo, affiochito dalla distanza. Umano, stavolta.
- Dammelo! Dammelo!
Poi un altro breve istante di silenzio ed uno sportello che sbatte, un’automobile che parte. Più nulla.
Di fronte alla finestra c’è un cantiere edile. Può essere che l’allarme sia suonato da là. Ma a chi era riferito quell’imperativo? Ed a quale oggetto il pronome? Nemmeno posso correlare con certezza i due fatti.
Un veloce pensiero alla mia macchina… quanto basta per stabilire che il suo antifurto suona come un clacson per cui non poteva essere quello.
Ho ripreso a dormire, vinto più dalla stanchezza che dal sonno. O viceversa, non ricordo.
Poco fa ho telefonato al Tizio. Prima in ufficio, ben due volte in meno di un’ora, senza risposta. Poi ho composto il numero del cellulare. Risponde. Mi avrebbe chiamato entro domani.
“La Signora ha un dubbio…”
Lo temevo, penso, non si fida di un inquilino che non conosce (notare il curioso nonsense). Ecco che mi dice che non ne vuole sapere. Ecco che da domani devo cercare un altra casa. E dove trovo una casa così grande? Scopro quel che sapevo già: non tanto la casa, quanto la soffitta è quella che mi ha conquistato. Galeotto fu Totò e le donne: “Uomini, soffittizzatevi!”
Tutti questi pensieri si sono concentrati nell’impercettibile attimo di respiro del Tizio tra due frasi, quella che mi dice del dubbio e la successiva che lo spiega. Quale? Un momento, adesso la scrivo.
“…pensava che se comincia dei lavori di sistemazione dell’appartamento, invece che il primo agosto, il suo ingresso si dovrà spostare al primo settembre. Sarebbe un problema?”
Ho pensato che ma’ccidempolindirindina fulminata del chiosco infagottato del tuo nonnino in carriola biturbo a metano! Me lo potevi dire subito, no?
Ma non gliel’ho detto.
Gli ho detto invece che tutto sommato se l’appartamento viene sistemato, conviene anche a me, no?
Quindi penso che non ci siano problemi insormontabili ad impedirmi di prender casa. Quella casa. Il Tizio ha preso congedo rassicurandomi che domani sarò contattato da Capo-Briz per ragguagliarmi. Non posso far altro che attender fiducioso.














Referenze, ragazzo! Ci vogliono le referenze per convincere gli affittuari riottosi.
Sono referenziato, basta chiedere. Ed anche terrazzatissimo, libero subito.