Non-Golia, il ritardatario ed i vigili sbandati
Il passo è compiuto. Ho firmato una nuova proposta di locazione, ma è stata dura.
La notte scorsa poco dopo le tre sono stato svegliato dal rumore minaccioso di un vento fortissimo. Ho pensato insistentemente a trombe d’aria, nubifragi, tempeste e tifoni tropicali mentre cercavo di riprendere sonno. Il cuscino sembrava un macigno puntuto, il caldo soffocante si alternava al cataclisma esterno per costringermi a non dormire.
Quando stavo convincendomi ad accendere la luce e cercare pece nella storia sanguinosa del Messico rivoluzionario, devo essermi addormantato.
Sveglia alle sette… facciamo le settemmezza… ancora un quarto d’ora…
Ho preparato il caffé quasi alle otto, una doccia rapida e poi verso l’autostrada. L’appuntamento è alle novemmezza o alle nove? Sono le nove meno dieci e trovo una coda mai vista prima al casello. Cominciamo bene.
Oggi è il trentuno luglio: traffico consistente su tutte le strade. Anche al casello d’uscita. Quando arriva il mio turno consegno il biglietto al casellante che lo prende e va via.
Si alza dal suo posto, si volta ed esce dalla cabina. Attraversa la strada davanti alla mia auto ed entra nella cabina alla mia destra. Avevo la mano poggiata al centro del volante, pronto a far suonare le trombe dell’apocalisse, ma il casellante - con calma ed un sorriso complice - ripassa a sinistra e rientra tornando al suo posto. Gli consegno le monete ormai roventi. Se lo sguardo potesse uccidere, stamattina sarebbe toccato a lui. Mi pare ci metta un minuto intero a contare e ad aprire quella maledetta sbarra.
Finalmente riparto. Sul piazzale antistante l’uscita dell’autostrada noto una ragazza addetta all’assistenza clienti dell’A4 - presente quei furgoncini gialloverdi coi lampeggianti? - che parla con una signora. La ragazza l’ho notata perché l’ho riconosciuta: ci conosciamo da oltre quindici anni, ma non la vedo da almeno tre. Ora però non è il caso di fermarsi e fare due chiacchiere. Sono le nove e venti ed ho fretta: alle dieci devo andare al lavoro.
Il luogo dove si trova l’agenzia immobiliare non l’ho mai visto prima, però ieri sera ho studiato bene il percorso e riesco ad arrivare in nove minuti esatti. Suono il campanello. Nessuna risposta. Forse l’appuntamento era alle nove ed ho fatto tardi? Magari il Semicalvo è uscito per un altro appuntamento? Meglio telefonare.
Il telefono mi dice che l’ultima chiamata ha esaurito il credito.
Ieri sera c’era più di un euro!
Quando ho fatto questa chiamata? E’ partita da sola dopo un tasto premuto per sbaglio? E verso chi? Controllo nell’elenco delle ultime telefonate, e ci sono solo quelle che ricordo: nessuna tra ieri sera e stamattina.
C’è una tabaccheria a venti metri. Ci vado quasi correndo. Ricarica da dieci euro. Compongo il numero del gestore per ricaricare il credito mentre torno all’ingresso dell’agenzia. Sono i momenti in cui si odiano di più le rèclame delle offerte speciali raccontate prima di arrivare all’operatività vera e propria.
Un tale, che non si chiama Golia, sta entrando in quel cancello. Lo guardo. Mi guarda. Saluto. Saluta. Mi chiede se sono qui per l’agenzia, io penso che dev’essere un genio e gli dico che ho un appuntamento col suo collega.
Secondo lui è strano perché oggi non c’è ma venga dentro che lo chiamiamo. Io interrompo l’operazione di ricarica: la signorina registrata dal mio telefono sta bisbigliando cose che non ascolto. Forse s’è inquietata. Non importa.
Formulo un pensiero indefinito, più o meno esprimibile con la circonlocuzione ‘Eccheccazzo!’.
Non-Golia chiama Quasicalvo con un telefono wireless dal volume molto alto. Sento chiaramente “Sono in ritardo, sono ancora a casa, ma arrivo”. La professionalità non mi sembra assai diffusa tra gli agenti veronesi. Fingo di non aver sentito.
In attesa di Quasicalvo, Non-Golia prepara la documentazione. Il suo collega arriva alle dieci e dieci. Eseguiamo il rituale che già conosco della lettura ed approvazione e poi consegno il denaro intascato due giorni fa.
Avrò una risposta entro il dieci agosto, ma ha chiamato la signora (sembra che non ci siano proprietari maschi: tutte le case che ho visitato appartengono a signore) mentre ero presente per alcune informazioni e la richiamerà più tardi già stamattina.
Nell’andare in ufficio (quasi un’ora di ritardo: per fortuna sono autonomo) ho trovato un enorme incrocio con i semafori spenti. A gestire il traffico due vigili urbani del tutto disorientati ed incapaci di dare indicazioni sensate agli automobilisti. Per la prima volta ho desiderato la loro scomparsa: sarebbe migliorata la situazione dell’ingorgo. Cose che succedono quando ad amministrare la città si mette un tipo incapace di affrontare i problemi della sicurezza nelle strade.
Ed a Verona questo sindaco ha fatto già danni enormi.














