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Mediaset o la mummia mediatica

Scritto da Aleks e il 11 Agosto 2008.

Un lettore mi ha chiesto un’opinione su un argomento specifico:

Riguardo la querelle tra Mediaset e YouTube, io trovo che Mediaset abbia ragione, se non altro perchè lei i programmi se li produce o se li paga, comunque versa fior di diritti agli autori e capisco che si senta dafraudata. Io la penso così.

Però a me piace YouTube, perchè qualsiasi pirla può produrre ed editare i suoi filmini, seri o faceti che siano, questa è una cosa bellissima i cui pregi sono sotto gli occhi di tutti.

Premesso questo, ora mi spiacerebbe che YT ricevesse un danno da Mediaset e magari ne venisse limitata la libertà di movimento; d’altra parte trovo che anche Mediaset abbia ragione.

Trovo che una buona soluzione sarebbe che tutti coloro che hanno pubblicato materiale Mediaset su YT lo rimuovano. Facciano sparire Mediaset dal sito in oggetto, completamente.

Non la citino, non ne parlino, la cancellino come se mai fosse esistita. Dovrebbero estrometterla da YouTube, trattarla alla pari di un appestato, non diffondere i suoi contenuti, non diffondere le idee. Via tutto: via i zelig, via i talk show via i grandi fratelli via tutto.

Sarebbe un’ottima soluzione.

Non sarà più Mediaset che non vuole YT, saremo noi che consapevolmente non vogliamo più Mediaset su YT.

Mi sembra una cosa sensata.

Rispondo esponendo il mio parere.

Secondo gli avvocati di Mediaset 4643 filmati presenti su YouTube sarebbero spezzoni di programmi delle tre reti berlusconiane. Su questa base si è avviata un’azione legale a tutela dell’azienda richiedendo ben 500 milioni di euro come risarcimento.

Perché?
Si parla del copyright su tale materiale, ma è una scusa assolutamente pretestuosa.
In Italia nessuno ha mai nemmeno pensato a protestare per l’utilizzo di spezzoni di programmi televisivi effettuato senza le dovute autorizzazioni. Programmi come “Blob” e “Striscia la notizia”, senza parlare di tutta la serie dei vari “Mai dire…” non sarebbe possibile realizzarli. D’altra parte è proprio per questo motivo che tali produzioni non esistono all’estero: richiedere permessi e pagare i relativi diritti renderebbe complessa e costosa la produzione.

Eppure la Rai non intenta causa a Mediaset e viceversa. L’uso di quei filmati viene considerato da tutti come parte di una sorta di ‘diritto di cronaca’, tale da non dover essere nemmeno messo in discussione. Ora Mediaset accusa YouTube, anche se la diffusione di quei filmati non ha causato alcun danno all’azienda italiana.

Al contrario, Mediaset si è giovata moltissimo di questa presenza sul web che alla fine è un enorme e gratuito spot pubblicitario per i programmi in grado di generare quei ‘fenomeni mediatici’ che ormai la televisione imbalsamata di questi anni non riesce più nemmeno a concepire. Mediaset ha già guadagnato moltissimo da questa vicenda anche grazie ai forti rialzi del titolo in borsa dopo l’annuncio dell’azione legale, tanto da far sospettare qualcuno che essa sia stata promossa per meri motivi di speculazione finanziaria.

Ed il punto è proprio questo: un sistema televisivo che è ormai una mummia incapace di creare altro che contenitori privi di contenuto. Il diritto d’autore è un pretesto, fondato sull’idea tutta da dimostrare che i fornitori di servizi siano responsabili dei contenuti immessi dagli utenti. Il problema reale è un’azienda che si rifiuta di adeguarsi ai tempi che cambiano, ed allora scatena guerre prive di senso.

Innanzitutto è insensato accusare Google per ciò che i suoi utenti hanno immesso nella rete. Dimostra soltanto che la dirigenza Mediaset non ha la più pallida idea di cosa sia il web e come funzioni. Unica scusante l’analoga azione intentata negli Stati Uniti da Viacom e quella di Telecinco in Spagna.

L’aspetto più comico della vicenda è la pretesa, questa volta ridicolmente originale, è l’analisi presentata da Mediaset su cosiddette ‘giornate di visione televisiva’, che sarebbero 315.672, perduta a causa della ‘concorrenza sleale’ di Youtube.

In sostanza senza quei filmati sul web, l’ascolto dei programmi di Berlusconi sarebbe stato più alto di trecentoquindicimila giornate/uomo. Il termine più vicino a descrivere tale posizione è: stronzate.

Il web non è la televisione. Sostenere che chi ha guardato quei video su internet avrebbe guardato i canali televisivi Mediaset se YouTube li avesse cancellati è francamente una stupidaggine colossale, ridicola e puerile.

Detto questo, si può passare a considerazioni più serie. Internet ed i network sociali come MySpace, Facebook, Twitter, YouTube, ecc. sono luoghi virtuali in cui ci si scambiano opinioni, idee e suggestioni tramite immagini, suoni e video. Il che vuol dire poter scrivere, produrre, proporre, criticare e condividere le informazioni in ogni forma possibile.
Finché la rete conserverà un minimo di libertà, non sarà possibile evitare che resti un luogo di libertà democratica naturale dove anche il diritto d’autore torni ad avere il senso che aveva al momento della sua invenzione legale, ovvero la tutela della diffusione di un’opera.

Il diritto d’autore è nato per garantire chi, con i propri mezzi, si dedicava alla riproduzione di un’opera ai fini della diffusione. E stiamo parlando di stampa, quando mettere in piedi una tipografia era impresa rischiosa e dispendiosa. Oggi che la riproduzione è praticamente a costo zero, la legislazione sul diritto d’autore è rimasta immutata ed è spesso un pesante ostacolo alla diffusione della cultura.
Mediaset ha prodotto dei programmi televisivi e ci ha lucrato. La funzione dell’una e degli altri è esaurita. Nessun danno deriva dalla diffusione con mezzi differenti di brevi spezzoni, al contrario è la trasformazione di un prodotto morto in marketing gratuito. Ribellarsi equivale a puntare i piedi per fermare il mondo.

Insomma Mediaset rappresenta l’esasperato e cieco conservatorismo, il rifiuto della realtà da parte di manager antiquati. Il futuro (ed il presente) è nella direzione indicata dalla rete: partecipazione degli utenti in ogni fase della creazione e della diffusione della cultura.

In qualunque modo finisca questa vicenda, nessuno potrà impedire la condivisione di contenuti digitali via internet. Mediaset potrebbe forse riuscire ad ottenere qualcosa da questa battaglia, ma la sua guerra è perduta in partenza.



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Commenti dei lettori

  1. Kociss |

    Ciao Aleks,
    concordo su tutto quanto hai scritto, in particolare circa il riferimento alla speculazione finanaziaria.
    Berlusconi è uno tra i peggiori politici che l’Italia abbia mai avuto: è stato un costruttore edile spregiudicato e discutibile (non uso altri termini: non si sa mai che qualche avvocato del Biscione legga queste righe e trovi un pretesto per querelarmi…), però, il signor B. è stato certamente abile e grande nell’introdursi nel mercato televisivo, per poi dominarlo, condizionarlo e, infine, usarlo per i propri scopi. Tanto di cappello.
    Da un po’ di tempo, comunque, le cose vanno piuttosto diversamente. A parte il fatto che da più parti si è sempre affermato (non sono stato io, avvocato Ghedini!) che Fininvest avesse debiti enormi al momento dell’entrata in politica del cavaliere, oggi non si può dire che il management di Mediaset rappresenti il top in fatto di qualità. Piersilvio non è mai stato all’altezza del padre (battuta involontaria); da ricordare, poi, l’assunzione di Bonolis: 12 milioni di euro l’anno e questi non ha fatto altro che scimmiottare vecchi programmi che faceva in Rai, con risultati di ascolto più bassi di quanto sperato e investito. A proposito: Bonolis ora è pagato ma non fa nulla, perchè a febbraio tornerà in Rai per fare Sanremo.
    Ormai da troppo tempo Mediaset cerca sempre più l’audience ricorrendo a programmi di nessuna qualità e prova a fare cassa facendo concorrenza a Sky con il digitale terrestre.
    Probabilmente, le casse di Cologno Monzese hanno dovuto finanziare l’acquisto di Ronaldinho (avv. Ghedini, per favore, ho detto “probabilmente”…); quindi, c’è poco da fare: serve grano.
    Quale miglior pretesto, se non quello di fare causa a YouTube, sull’onda di quanto fatto dalla cugina Telecinco?
    Non vi sono ragioni, e qui sopra tu spieghi bene il perchè.
    Aggiungo un’ulteriore prova, riportando un fatto goliardico veronese. Non so se conosci Germano Mosconi, l’ex giornalista di Telenuovo, diventato famoso in tutta Europa per i suoi blasfemi ma divertentissimi fuori onda. Ebbene, il buon Germano non ha mai gradito questa popolarità (e ci credo!): per questo, all’apice del suo successo web, incaricò un legale, il quale mandò una mail a tutti i siti che ospitavano i video del Mosconi.
    Tali video erano presi ovviamente da YouTube. Com’è finita? Tutti o quasi i webmaster destinatari del messaggio si sono spaventati e hanno rimosso i filmati (quindi, forse sapevano che sarebbero potuti incorrere in snazioni), ma - ancora oggi - prova a digitare “Gemano Mosconi” su You Tube e dimmi che accade.
    I filmati ci sono tutti.
    Attendo il tuo approfondimento.
    Ciao,
    Kociss



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