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La provenienza della cultura

Scritto da Aleks e il 12 Agosto 2008.

I leghisti ormai non hanno più alcuno scrupolo morale e mostrano senza vergogna la propria natura razzista. Da autentici ignoranti attaccano il sistema scolastico, e pretendono di scegliere i dirigenti sulla base della loro provenienza geografica.

Questo atteggiamento insensato è solo forse il pianto infantile di gente che si sente inferiore. Per non ammettere la propria inadeguatezza culturale, inventano pretesti per giustificare un’assurda discriminazione. La realtà è un’altra.

Nelle regioni del nord, in modo particolare nel nordest, l’istruzione è inferiore alla media. Il lavoro facile ed il denaro per i divertimenti del sabato sera sono i valori degli adolescenti che, terminato l’obbligo scolastico, non proseguono i propri studi.

Dove il lavoro è quasi utopia e la competizione per uno stipendio è dura, invece, il raggiungimento di una laurea è un traguardo quasi obbligato, per poi sperare di spendere quel ‘pezzo di carta’ per costruirsi una vita dignitosa.

Il risultato è ovvio. Insegnanti e dirigenti scolastici sono in maggioranza del sud. Gl’ignoranti ed i leghisti al nord: e la coincidenza non è casuale. Solo al nord Italia poteva infatti nascere ed attecchire un movimento come quello di Bossi (dal passato scolastico disastroso), interamente costruito sull’ignoranza ed i peggiori istinti animali di gente non avvezza all’uso dell’intelletto.

Ed ora si lamentano del fatto che la scuola pubblica italiana scelga i propri dirigenti tra chi ha studiato, in maggioranza meridionale. Bossi deve rassegnarsi ad accettare la realtà: gente illetterata può entrare nella scuola solo da una porta, quella degli scolari.

Del resto è storia che si ripete. La civiltà e la cultura sono un prodotto del sud Italia. Dal nord vengono i barbari.



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Commenti dei lettori

  1. Kociss |

    Ciao.
    Beh, insomma, stavolta ci sono un po’ troppi giudizi tranchant.
    L’assioma Nord uguale ignoranza e Sud uguale cultura va dimostrato con opportuni indicatori. Forse al Nord qualcuno preferisce ancora studiare qualche anno di meno, anche perchè ha più possibilità di accedere a un reddito, però, diciamo la verità: a parte qualche caso virtuoso, com’è la qualità degli atenei del sud?
    In questi anni ho conosciuto molti amici univeristari meridionali e che hanno studiato nel meridione: mi hanno riferito che molto spesso il livello della qualità delle lezioni è basso e che gli esami sono mediamente più facili che al nord. Inoltre, da quanto ne so io, nell’ultimo decennio al sud sono nati molti corsi inutili, creati ad arte solo per avere i finanziamenti dello stato, ma destinati a produrre zero occupazione.
    Quanto al successo della Lega al nord, si può certamente invocare l’ignoranza di alcuni. Ma questo tipo di ignoranza è vecchia di secoli: è quella che si ripresenta ogni qual volta si è di fronte a una crisi economica. Nei primi anni del ‘900 fascisti e nazisti promettevano il benessere: la stessa cosa che fa la Lega oggi, parlando di autonomia - più che altro fiscale - e allontanamento degli stranieri, visti come avversari per il mondo del lavoro o come minacce per una sicurezza che - in realtà - tanto minacciata non è.
    D’altronde, se la sinistra e anche il centrosinistra non hanno saputo dare uno straccio di risposta alle esigenze anticrisi della “gentes”, cosa si credeva che votasse il popolino?
    Alla fine, più che di ignoranza, per il nord parlerei di una clamorosa involuzione per quanto riguarda il senso sociale: non si vogliono pagare le tasse, ma avere i servizi, non si vogliono gli extracomunitari, ma poi si assumono in nero, e così via.
    Altro discorso è quello degli insegnanti. Non ci vuole certo un genio per spiegare il perchè del maggior numero di docenti meridionali: al sud non c’è lavoro, ed è quindi naturale che più persone cerchino un impiego statale. Ecco perchè i carabinieri sono in larga parte meridionali, così come i forestali, gli insegnanti e gli impiegati generici pubblici. In quest’ultimo caso, siamo alla farsa, la vera farsa di cui il ministrino Brunetta non vuole interessarsi. Facciamo un esempio. Presso il comune di Afragola (NA) lavorano 100, dico 100, impiegati: un sovrannumero impressionante. Perchè nessuno pensa di ridurne il numero? Facile, perchè altrimenti verrebbero messe sul lastrico molte famiglie, oppure gli stessi impiegati dovrebbero essere dirottati su altri settori, come - appunto - la scuola.
    Il problema della scuola italiana non è certo rappresentato dalla provenienza dei docenti. Un paese senza una scuola pubblica di qualità è un paese destinato al declino (è il bbelpaese è già in declino). E’ a scuola che si dovrebbe formare il senso sociale, il rispetto, e in genere tutti i valori che contribuiscono a rendere un paese sviluppato e civile. E, invece, la scuola italiana viene violentata a turno dai vari governi che si succedono. Ora, tramite quella sciaquetta reggente del ministero apposito, che hanno messo lì come spaventapasseri a copertura di chi decide davvero, si vuole aumentare ancora il numero di alunni per classe. In questi stessi giorni, in Austria, si sta discutendo di portare il numero degli alunni a massimo 20, proprio per aumentare la qualità dell’istruzione.
    Ma qui siamo in Italia (a tal proposito, ascoltare l’ultima canzone di FabriFibra + Nannini), il paese dei furbi: dove non si pagano le tasse, dove l’altro si deve appellare sempre in modo negativo, dove la scuola non ha diritto di essere un ente autonomo come la Magistratura, l’unico vero modo per renderla moderna e capace di augestirsi, migliorandosi.
    Ma, sì, e chi ci ascolta? Continuamo così: facciamoci del male.

  2. Aleks |

    > troppi giudizi tranchant.

    Nessun giudizio, ma dati di fatto.

    > L’assioma Nord uguale ignoranza e Sud uguale
    > cultura va dimostrato con opportuni indicatori.

    Non ho espresso alcun assioma del genere. Tuttavia è un fatto che la Lega è nata al nord, e che la maggioranza degli insegnanti sono del sud. Mi pare un’indicazione incontrovertibile.
    Ho scritto invece che storicamente la cultura viene dal sud. Se conosci la storia non puoi mettere in dubbio tale affermazione. Quando Elea, Siracusa, Sibari, ecc. erano centri urbani di cultura, tecnologia e scienza, a nord del Po a stento si costruivano villaggi.
    Quando a Napoli e Salerno nascevano le prime università statali, Milano era ancora un pantano di periferia di un impero straniero. Quando io sono arrivato nella provincia vicentina, ho dovuto spiegare alla mia insegnante di italiano (seconda media) il significato di parole che lei non aveva mai sentito, indicandogliele sul vocabolario per superare la sua diffidente incredulità.
    Dal mio punto di vista sono indicazioni più che oggettive.

    > a parte qualche caso virtuoso, com’è la qualità
    > degli atenei del sud?

    La qualità degli atenei non ha nulla a che vedere con questo discorso: la sede di studio è indipendente dall’origine geografica.
    La qualità delle lezioni e la difficoltà degli esami, del resto, non sono indicazioni oggettive. Conosci bene l’assurda difficoltà nel superare a Verona un esame d’inglese nonostante la qualità dell’insegnamento linguistico non sia affatto di livello decente.

    Detto questo, l’espressione ‘mediamente più facile’ generalizzato è, in quanto tale, privo di fondamento. Le realtà universitarie in Italia sono molto diverse per qualità e quantità e la distribuzione dei centri d’eccellenza è sostanzialmente uniforme.
    Unica possibile generalizzazione che si avvicini alla realtà è che, tendenzialmente, dove il numero degli iscritti è maggiore, la qualità scende. Chiaramente però si tratta di un elemento legato al rapporto numerico tra professori e studenti, non certo alla posizione geografica.
    Così di fronte alle eccellenze internazionali di alcuni insegnamenti nelle università di Salerno, Napoli, Bari, Palermo, nelle stesse sedi la qualità di altri insegnamenti sono inferiori alla media italiana.
    Nella stessa università della Calabria, a Cosenza, si possono trovare insegnamenti all’avanguardia e vengono prodotte pubblicazioni di grande rilievo scientifico; nello stesso tempo ci sono situazioni oggettivamente imbarazzanti in cui sono coinvolti professori e direttori di dipartimento.

    > Inoltre, da quanto ne so io, nell’ultimo
    > decennio al sud sono nati molti corsi inutili

    Nell’ultimo decennio ogni Ateneo italiano ha visto una proliferazione di nuovi corsi, a volte insensati. Verona non fa eccezione. Tutto ciò ha avuto origine dalla riforma dell’università contestualmente al taglio continuo dei finanziamenti statali alla ricerca. Nonostante ciò, oggi ci sono atenei che rischiano di chiudere per mancanza di fondi.
    La tua affermazione dovrebbe essere supportata da esempi: detta così somiglia molto alle chiacchiere da bar o quelle da parrucchiere: dicerie e superstizioni.

    La differenza tra nord e sud la fanno i media. I malfunzionamenti nel meridione conquistano immediatamente le prime pagine dei giornali, mentre le inchieste della magistratura e della Corte dei Conti sull’Università degli studi di Verona è passata quasi sotto silenzio: tu ne hai mai saputo nulla?

    > Quanto al successo della Lega al nord, si può
    > certamente invocare l’ignoranza di alcuni.
    > Ma questo tipo di ignoranza è vecchia di secoli

    Non importa quanto sia ‘vecchia’, dal momento che è presente, ed è tutta settentrionale. Questa anzianità non è una scusante, al contrario dimostra un’atavica resistenza alla cultura.

    > Alla fine, più che di ignoranza, per il nord
    > parlerei di una clamorosa involuzione per quanto
    > riguarda il senso sociale: non si vogliono
    > pagare le tasse, ma avere i servizi, non si
    > vogliono gli extracomunitari, ma poi
    > si assumono in nero, e così via.

    Chiamala come preferisci, ma è semplicemente scarsa cultura sociale. Il razzismo è indice di inferiorità culturale, nulla di più e nulla di meno. Ed è precisamente razzismo ciò che guida i leghisti. Se uno più uno fa due, i leghisti, compresi tutti i sostenitori, sono esseri umani inferiori. Alla fine il senso del mio post è tutto qui.

    > Perchè nessuno pensa di ridurne il numero?
    > Facile, perchè altrimenti verrebbero messe sul
    > lastrico molte famiglie, oppure gli stessi
    > impiegati dovrebbero essere dirottati su altri
    > settori, come - appunto - la scuola.

    Non è così: la riduzione dei dipendenti comunali ridurrebbe la dimensione del sistema clientelare del politico di turno. Dunque la riduzione del suo ‘feudo’ elettorale, che è merce di scambio per la carriera nel partito e dunque utile per la propria personale scalata al potere. Tutto ciò, moltiplicato per (quasi) tutti i politici locali, produce il noto immobilismo italiano. I comuni del nord non sono immuni da tale concezione dell’amministrazione pubblica. Il caso di Milano con i milioni di euro spese in consulenze esterne inutili e della regione Lombardia, con gli enormi sprechi nella sanità, dove trova posto dirigenziale l’intera corte di Formigoni, sono esemplari da questo punto di vista.

  3. Kociss |

    Argomentazioni per me condivisibili, tranne una.
    Le mie non sono chiacchiere da bar: sono considerazioni legate all’ascolto giornaliero di inchieste fatte e diffuse da Radio24 e Radio Radicale (che ascolto mediamente un’ora al dì).
    Non sto certo a riportare i fatti punto per punto, altrimenti questo post diventa una gara di nozionismo.
    Qualche corso inutile è stato certamente aperto anche in atenei del nord, non v’è dubbio.
    Un’ultima considerazione. Ma siamo davvero sicuri che parlare di Nord ignorante e Sud colto siano dati di fatto? A nord dell’inesistente Padania c’è la civilissima Germania (i barbari c’erano 2000 anni fa).

  4. Aleks |

    > Le mie non sono chiacchiere da bar

    Infatti ho scritto che lo ’sembrano’ certe frasi. Non scelgo a caso le parole.

    > considerazioni legate all’ascolto
    > giornaliero di inchieste [...]

    Per tali le ho trattate: tue considerazioni. Indipendentemente da come le hai formulate.

    > Qualche corso inutile è stato certamente aperto
    > anche in atenei del nord, non v’è dubbio.

    Quel che intendevo dire è che la condizione dell’Università in Italia è un discorso che ha poco a che vedere con questo post e meriterebbe una trattazione specifica a proposito degli avvenimenti degli ultimi dieci anni.
    Sai bene quale sia la mia esperienza negli organi di governo universitari, puoi immaginare quale sia la mia competenza in proposito.

    > siamo davvero sicuri che parlare di Nord
    > ignorante e Sud colto siano dati di fatto?

    Se rileggi post e commento dovrebbe apparire chiaro che ho evitato generalizzazioni di questo genere. Ho però indicato elementi concreti, questo sì, che possono farlo pensare. Tali elementi sono dati di fatto.

    > A nord dell’inesistente Padania c’è la
    > civilissima Germania (i barbari c’erano
    > 2000 anni fa).

    Altrettanto chiaro dovrebbe apparire, ad una lettura attenta, che ho usato le indicazioni geografiche ‘nord’ e ’sud’ in un’accezione esclusivamente riferita all’Italia. Ed il significato storico di alcune frasi è esplicitamente indicato.

    Cosa ci sia oltre i confini non ha alcuna influenza sulle mie considerazioni, così come le ho esposte. La civiltà non ha latitudine, l’Italia e la sua storia sì.

  5. Kociss |

    Ciao,
    guarda questo spunto. E’ tratto da “La Repubblica” di oggi. Non sapevo che Verona fosse caduta così in basso già 13 anni fa.

    http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/spettacoli_e_cultura/verona-caput-fasci/verona-caput-fasci/verona-caput-fasci.html

  6. Aleks |

    Io mi ricordo di quei momenti: era il periodo più attivo per il glorioso gruppo di “Dialogo e Partecipazione”.
    In quei mesi ero solito fermarmi ai tavolini dei leghisti in centro per chiedere se avessero il permesso di soggiorno per restare in Italia.

    Non sapevo dello spettacolo. L’ho segnalato su VeronaTeatro.Org



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