Teatro!
Chi dice che il diciassette porta male?
Oggi è il 17 settembre, assonanza inclusa, e la mattinata è iniziata meravigliosamente. Ho preparato il caffé al sorgere del sole, l’aria era luminosa e fresca, pulita, come piace a me. Ho fatto colazione leggendo un articolo su “Le Scienze” sulla missione archeologica italiana nell’antica Qatna, in Siria. Missione di cui ho conosciuto il primo direttore avendolo avuto come professore all’università (ed è stato anche l’ultimo esame dato, anni or sono… un trenta tutto sommato immeritato). Una missione di scavo cui hanno partecipato diverse persone che conosco bene per aver studiato insieme. Insomma uno scavo archeologico cui non ho partecipato direttamente, ma che conosco da vicino.
Dopo l’articolo ho ascoltato il telegiornale delle otto, poi ho letto le ultime quattordici pagine di un romanzo, finendolo, prima di farmi una doccia.
Fin qui tutto normale.
Dopo la doccia stavo preparandomi per andare al lavoro ed in quel momento suona inaspettatamente il telefono. Leggo il nome sul display e sobbalzo per sorpresa e piacere, già immaginando il motivo della chiamata.
Era il regista di una compagnia teatrale che molti anni fa mi ha diretto per un paio di spettacoli. Da allora più volte mi ha espresso la sua stima e dimostrato amicizia. L’ultima volta che ci siamo sentiti, più di un anno fa, mi aveva chiesto il permesso di chiamarmi nel caso avesse avuto bisogno di attori per la sua compagnia, anche solo per delle sostituzioni.
Stamattina mi ha annunciato che la situazione è cambiata, la compagnia è in corso di rifondazione, ieri sera c’è stata la riunione con i pochi rimasti e stamattina a cominciato a contattare le persone che vorrebbe con sé. Ha cominciato da me.
Mi astengo dal provare a spiegare la sensazione provata. Non ora, ché ancora non so definirla. La stima di un uomo di grande esperienza teatrale m’inorgoglisce, specie nella consapevolezza che è meritata (sembrerà presuntuoso, ma mentirei se scrivessi il contrario).
Quindi dalla settimana prossima dopo due anni di astinenza ritornerò al teatro, come l’acqua che scorre sempre verso il basso.















evviva!