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La SIAE rifiuta di rispettare la legge ed i diritti d’autore

Scritto da Aleks il 18 Novembre 2008.

Nel mondo sta avvenendo un cambiamento profondissimo nel modo in cui si fruiscono le opere audiovisive. Tale cambiamento, essenzialmente provocato dall’enorme facilità in cui tali opere possono essere riprodotte e diffuse, sta mettendo in crisi l’industria di produzione e distribuzione tradizionale delle copie. In particolar modo, a rivelare l’inadeguatezza alla realtà odierna è il sistema di raccolta e distribuzione dei proventi ai creatori delle opere incapace di far fronte alle nuove tecnologie digitali.

In Italia l’emblema di questa situazione è costituito dala SIAE e dalla Federazione dell’industria musicale (FIMI), da sempre alleate nella lotta alla cosiddetta pirateria ed esempi tipici di incapacità nell’accettare i cambiamenti.

Oggi questi due organismi sono in guerra tra loro a causa dei bollini SIAE, giudicati illegittimi dalla Corte Europea di giustizia e dai giudici italiani.
In sostanza è stato giuridicamente accertato più volte che l’obbligo di apporre il bollino sulla confezione delle opere in vendita è inesistente, che l’assenza di bollino SIAE non è di per sé indice di copia illegale e che la vendita di opere prive di bollino non è un reato. La norma italiana che stabilisce il contrario non può essere considerata valida per vizi di forma. Tutto ciò è stato confermato dalla Corte di Cassazione, dunque con valore normativo.

Ovviamente tali decisioni non hanno fatto piacere alla SIAE, che sopra i suoi bollini ha costruito un lucroso giro d’affari. Al punto da tacere sul proprio sito il contenuto delle sentenze e continuando a percepire illegalmente e senza alcun titolo i proventi. Ciò che è scritto su www.siae.it è falso: non esiste alcun obbligo di applicazione del bollino SIAE sui supporti multimediali. Al contrario, chiunque avesse acquistato tali bollini ha diritto al rimborso da parte della SIAE.

Definita la situazione d’illegalità in cui si dibatte la Società Italiana degli Autori ed Editori, veniamo al caso odierno.
La Federazione Industria Musicale Italiana (FIMI) aveva clamorosamente preso posizione decisamente contraria al bollino SIAE che, lungi dall’essere uno strumento anti-contraffazione, all’atto pratico viola il diritto d’autore. Tale strumento si ridurrebbe quindi a non essere altro che una tassa illegale imposta da un ente privato unicamente per incamerare denaro.

Facile immaginare che alla SIAE abbiano preso molto male queste dichiarazioni. Più difficile era invece arrivare a pensare ad una reazione violenta come quella che c’è stata: toccare le tasche di certa gente può avere effetti imprevedibili.
Con un comunicato ed una diffida pubblica che ha coinvolto persino il governo, gli Autori ed Editori (SIAE) si dicono pronti a passare alle vie legali contro gli editori degli autori (FIMI).
Una situazione ogettivamente ridicola che sottolinea come il sistema attuale stia crollando su se stesso per restare immobile invece di accettare che il mondo cambia ed agire di conseguenza.



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