Tuo fianco
Fammi seguire i fantasmi,
vuoi?
Dietro quell’angolo buio
ci sono gli occhi delle cose che cerchi
e le mani,
fammi vedere le mani,
vuoi?
Fammele stringere o mettere in tasca,
ed un bacio che…
Fammi sedere al tuo fianco,
e poi?
Non so. Null’altro, soltanto
il tuo fianco.
Vuoi?
Tags: poesia
Preziosamente spartito
Non erano i pinguini
e svolazzante
libellula sapeva.
Incomprensibile parlare
d’ali sbattute
sul muro dell’acqua.
Gòcciole, istanti, tu
soprassalti e dormi
proprio come fan tutti
nei sonni scalzi
senza alcun rosario:
poiché s’era rotta la scarpina
seduta non volevi rimanere.
Nonostante tutti i custodi
tieni per te poco
ma preziosamente spartito.
Il segreto:
non erano i pinguini
e solo tu lo sai.
Tags: poesia
Una sera, un palco all’aperto
Poesia in prosa, 6 luglio 2006
Pupille secche. Questa l’impressione nello sforzo di leggere i nomi delle strade, al semibuio del principiare di sera estiva. La mappa imprecisa, le vie camminate non corrispondono al disegno. Giro in tondo, con la testa in alto. M’insegue veloce il tempo scaduto. Ferma, Alcesti è distesa sul volontario capezzale.
Il profeta e l’amicizia
A mio modo di vedere, Gibran Khalil Gibran creò i suoi versi più belli scrivendo dell’amicizia nel suo libro più famoso, “Il Profeta”.
Ne riporto alcuni frammenti. A leggerne la delicatissima prosa, la cui levità miracolosamente viene resa quasi interamente nelle traduzioni italiane che ho trovato, vien voglia di citare l’intera sua produzione.
Metempsicosi
Se potessi raggiungere in questa vita la felicità,
nella prossima mi sarebbe indifferente rinascere uccello o insetto.
(Otomo-no Tabito c. 662-731 d.C.)
Tags: Giappone, Otomo-no Tabito, poesia
Vernice fresca
poesia in prosa, 14 luglio 2006
S’inizia a vernice ancora fresca, umida sulla pelle, i capelli incollati, separati dal teschio da vari strati di pelle.
L’asciugamano fa quel che può.
Lei entra senza una chiave, silenziosa, discreta, chiama. Occhi verdi seni bianchi, andiamo in discesa schermagliando sui mezzi alternativi, sul mio e tuo ed il tempo e la gente che c’è e non si vede.
Lentamente s’inganna… Neruda e le bufale.
Muere lentamente quien se transforma en esclavo del hábito, repitiendo todos los días los mismos trayectos.
Quien no cambia de marca, no arriesga vestir un color nuevo y no le habla a quien no conoce.
Muere lentamente quien evita una pasión, quien prefiere el negro sobre blanco y los puntos sobre las “íes” a un remolino de emociones, justamente las que rescatan el brillo de los ojos, sonrisas de los bostezos, corazones a los tropiezos y sentimientos.














